BATH ON THE RIVER – Storie e Politiche dal territorio di Bagno a Ripoli

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700 pagine per 1000 abitanti

Venerdì 28 novembre 2014 alle ore 21:30, presso il Teatro Storico di Osteria Nuova (Bagno a Ripoli), Marta Gori, direttrice della Biblioteca Moreniana di Firenze, e Berlinghiero Buonarroti, studioso fiesolano, presenteranno il quarto volume di “Storie di un paese” di Michele Turchi (Pagnini Editore, 2014, pagg. 208, 16 €).

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Per l'occasione, Michele Turchi ha intervistato Michele Turchi…

Settecento pagine per mille abitanti... c’era proprio bisogno di un quarto volume su Osteria Nuova?

«Intanto per essere esatti le pagine dei quattro volumi sono 688... A parte gli scherzi, alla ricerca non c’è limite. Basta aver voglia di “scavare” e temi e argomenti da approfondire se ne trovano sempre. Come dice Berlinghiero Buonarroti nell’introduzione, «il rimasticamento di quello che si considerava il già noto permette di fornire una nuova impronta alla storia, con la conseguente migliore digeribilità della stessa verso una conoscenza meno superficiale». Questo è il senso di una “storia” in più volumi.»

 

Dunque, questa specie di “sequel” era programmata fin dall’inizio?

«No. Il primo volume nacque vent’anni fa per colmare un vuoto. C’era ben poco di scritto su Osteria Nuova, disperso in varie pubblicazioni. Quel libro raccoglieva gran parte di quelle notizie, e soprattutto metteva per iscritto una memoria popolare che si stava pian piano perdendo. Poi con il tempo è venuta la voglia di approfondire certi argomenti, e ogni volume si è aggiunto agli altri, in una successione di costanti approfondimenti.»

 

I primi tre volumi sono usciti a distanza di sette-otto anni l’uno dall’altro, questo invece ha avuto una fase di gestazione decisamente più breve, solo tre anni.

«Sì, è vero, ma questo non significa che sia stato realizzato in fretta. In un certo senso questo nuovo libro è gemello del terzo, nascono entrambi dalla stessa fase di ricerca, lunga e approfondita, che però adesso è giunta alla fine del ciclo. Quasi tutti gli argomenti trattati prendono origine dallo stesso “magazzino” di appunti. In pratica un solo capitolo, quello sulle opere d’arte del Trecento, si è sviluppato da un foglio bianco.»

 

In generale, qual è la caratteristica generale di questo quarto volume?

«Le parole chiavi del libro sono storia e memoria. Attraverso quest’ottica si evidenzia un percorso che segna l’evoluzione attraverso i secoli di una comunità in gran parte contadina, quella di Osteria Nuova. Si parte dalla prime testimonianze scritte al tempo di Dante e si arriva alla tragedia del passaggio del fronte nel 1944. In mezzo ci sta tutto il resto.»

 

Ci sono altri aspetti che distinguono questo volume da quelli che l’hanno preceduto?

«Sì, ed è un aspetto che non ho cercato, del quale mi sono accorto rileggendo il risultato finale. Pur con lo sguardo rivolto a Osteria Nuova – e non potrebbe essere altrimenti – questa volta l’orizzonte è più ampio, si allarga a comprendere anche il territorio circostante, per meglio capire i contesti e le dinamiche in cui si sono svolti i fatti.»

 

Entrando nel merito, quali sono in breve gli argomenti approfonditi?

«I capitoli sono otto, come nel precedente. Si parte dal Medioevo, prendendo in esame una serie di documenti che si concentrano nella seconda metà del XIII secolo, e ci danno un quadro sorprendente del territorio in quell’epoca lontana. Nel capitolo successivo si analizzano le tre opere d’arte trecentesche conservate nelle due chiese di Ruballa. Si passa quindi a un dettagliato capitolo, diviso in due parti, sulla fattoria delle Corti a Ruballa, dove si cerca di ricostruire il funzionamento di una azienda agricola mezzadrile, e la sua evoluzione nel corso degli ultimi due secoli.»

 

Poi torni ad occuparti del “Bamboccio”...

«Sì, riprendere in mano uno dei miei primi articoli, scritto nel 1996, era un’idea che mi solleticava da tempo. Mi ha intrigato rimetterci le mani per approfondirne i contenuti, e sono soddisfatto del risultato. C’è poi un capitolo che parla delle origini del ciclismo a Bagno a Ripoli, per meglio capire il contesto in cui nacque la S.S. Resistente, nel 1922. Tutto è nato per un caso di serendipità... Facendo ricerche nell’archivio comunale ogni tanto mi imbattevo casualmente in richieste di permessi per le corse ciclistiche. Via via ne ho preso nota, fino a formare un corpus di un certo interesse, finora del tutto inedito.»

 

Storie di un paeseE poi la guerra...

«Anche questo è un argomento ricorrente... Leggendo le memorie di alcuni protagonisti, pubblicate di recente, mi è venuta voglia di tornarci su. Questo mi ha dato l’opportunità di raccontare quegli anni cruciali attraverso gli occhi di persone che hanno vissuto in quegli anni delle esperienze molto diversificate. Perciò ho potuto agire come un regista che può scegliere tra diverse inquadrature. O perlomeno questa era l’intenzione, non so se ci sono riuscito...»

 

Le tradizioni popolari, infine...

«Beh, anche in questo caso sono partito da un corposo materiale accumulato nel corso degli anni, rimasto finora chiuso in un cassetto, salvo qualche articolo su riviste locali. È un capitolo scritto in modo semplice e diretto, quasi un’immersione in un passato che non c’è più. So in partenza che evocherà nostalgia per chi ha vissuto in quel mondo, ma mi piace pensare che incuriosirà anche chi non ha mai visto un paio di buoi al lavoro. In conclusione c’è anche un breve glossario, che raccoglie parole delle quali si sta perdendo il significato, forse anche la memoria.»

 

Siamo in conclusione e una domanda è inevitabile: ci sarà un quinto volume?

«È difficile, almeno in tempi brevi. Oggi mi intrigano altre cose, e poi non ho più, come tre anni fa, un “magazzino” da cui attingere. Non lo escludo a priori, ma davvero è molto, molto difficile!»

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