Storie

Pietro Leopoldo e la Comunità del Bagno a Ripoli

Trentasette popoli. Tanti erano quelli che costituivano la Comunità del Bagno a Ripoli, un vero caso di integrazione da far invidia all’ONU (non fosse per le rivalità mai sopite fra Antellesi e Grassinesi...). E un territorio così vasto da comprendere la collina dove oggi siede il piazzale Michelangelo!

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Quasi due secoli e mezzo or sono, il 23 maggio 1774, fu resa esecutiva la riforma delle amministrazioni locali, con l’abolizione di Leghe e Podesterie e l’introduzione delle Comunità, antenate dei moderni Comuni. Fu una delle tante riforme introdotte dal giovane granduca Pietro Leopoldo (1747-1792), con le quali dotò la Toscana di un’amministrazione più moderna e efficiente rispetto a quella medicea. La nuova dinastia lorenese aveva ereditato un universo chiuso in se stesso, ancora organizzato secondo le consuetudini del Medioevo.

PLeopoldo 1Prima parte del Regolamento Locale promulgato il 23 maggio 1774, e sulla destra un ritratto del granduca Pietro Leopoldo di Lorena, eseguito dal Mengs nel 1770
La riforma aveva conferito alle Comunità autonomia finanziaria e specifiche competenze amministrative, con figure quali il Camarlingo e il Provveditore di strade e fabbriche. Ogni Comunità era retta da un organo esecutivo, il Magistrato comunitativo, sotto la responsabilità di un Gonfaloniere, che rispondeva all’assemblea dei Deputati dei popoli. Il regolamento locale per la Comunità del Bagno a Ripoli stabiliva che il Magistrato dovesse essere formato da dieci delegati, oltre al Gonfaloniere, estratti dalla borsa dei rappresentanti e in carica per un anno solare. I Deputati dei popoli erano in numero di venti e venivano estratti secondo un sistema di rotazione che permetteva a tutti i trentasette popoli di essere rappresentanti.

PLeopoldo 2Carta del territorio della Comunità del Bagno a Ripoli (fine sec. XVIII)Il territorio della Comunità del Bagno a Ripoli era costituito dai trentaquattro popoli fin lì sottoposti alla Lega, integrati con quelli di San Miniato in Monte, San Michele a San Salvi e la parte fuori delle mura di quello di Sant’Ambrogio, in precedenza compresi nei Sobborghi di San Gallo e di San Miniato. Si trattava di un territorio vasto, che oltre a comprendere l’intero Pian di Ripoli si estendeva oltre il corso dell’Arno, includendo Rovezzano, Varlungo, Settignano e San Salvi, confinando direttamente con le mura cittadine. Oltrarno si allargava fino a Montici ed Arcetri, e a sud si estendeva oltre il passo del San Donato, fin quasi a Troghi, mentre a ovest il corso dell’Ema segnava il confine con la Comunità del Galluzzo, assegnando a quest’ultima metà del paese di Grassina.

La Comunità del Bagno a Ripoli ebbe un’estensione territoriale che non avrebbe più avuto, erosa prima dal distaccamento della comunità di Rovezzano (1808), quindi dalla rapida espansione di Firenze capitale. Ma in quegli anni arrivava a includere i futuri quartieri fiorentini di Bellariva, Coverciano e Gavinana e perfino quella collina sulla quale un secolo dopo l’architetto Poggi avrebbe realizzato quell’ampio piazzale affacciato come una terrazza sulla città. Sarebbe stato intitolato a Michelangelo. {jathumbnail off}

Michele Turchi

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