Storie

Odonomastica (3): le strade della Resistenza

...col succedersi delle generazioni gli “eroi” di ieri sono diventati perfetti sconosciuti a molti cittadini di oggi, che leggono i nomi delle vie come semplici cartelli stradali...

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Parte Terza – Le strade della Resistenza

Il gonfalone del Comune di Bagno a Ripoli è decorato con la medaglia di bronzo al merito civile, conferita nel 2011 dal Presidente della Repubblica con la seguente motivazione: «i cittadini insorgevano, con l’adesione di alcune formazioni partigiane, contro l’oppressione nazifascista, partecipando con coraggiosa determinazione alla lotta di Liberazione. La popolazione sopporta la perdita di molti dei suoi figli migliori ed una feroce rappresaglia da parte di militari tedeschi che fucilarono tre uomini appartenenti alla stessa famiglia, accusati di aver dato ospitalità ad alcuni partigiani. Nobile esempio di spirito di sacrificio ed amor Patrio».

ODN3-lapide-cadutiLapide commemorativa dei caduti nella II Guerra Mondiale, presso il municipio di Bagno a Ripoli.

La lapide marmorea posta ai piedi della scalinata d’accesso al municipio «in memoria dei suoi caduti nella guerra 1940-45» menziona i nomi di 47 militari e 11 civili. Tra questi alcuni sono ricordati anche con l’intitolazione di una via, un “gruppo” che costituisce il dodici per cento del totale e un quarto abbondante di quelle intitolate a persone. Non stupisce il fatto che molte delle nuove strade costruite in seguito all’intensa urbanizzazione degli anni Sessanta e Settanta siano state intitolate alle vittime della Resistenza e alla lotta per la Liberazione. In quegli anni il ricordo era ancora vivo tra la popolazione, ma col succedersi delle generazioni gli “eroi” di ieri sono diventati perfetti sconosciuti a molti cittadini di oggi, che leggono i nomi delle vie come semplici cartelli stradali, senza domandarsi chi fosse stato e cosa abbia fatto “quel tale” per meritarsi il nome associato a una via.

Entrando nel vivo dell’argomento, cominciamo col giardino della Resistenza e via delle Brigate Partigiane, con denominazione generica; due strade ricordano gli eccidi nazisti di Monte Giovi (8 giugno 1944) e Pian d’Albero (20 giugno 1944); altre le Repubbliche Partigiane di Carnia, Montefiorino e Val d’Ossola, costituite nel 1944 nei territori liberati alle spalle del fronte di guerra.

Molto più numerose le strade che ricordano i nomi delle vittime della Resistenza, qui divise per comodità tra personaggi di chiara fama, quasi tutti decorati alla memoria, e personaggi di rilevanza locale, non per questo meno importanti.

Ai Fratelli Rosselli sono intitolate sia la piazza della frazione di Osteria Nuova che una via ad Antella. Carlo (1899-1937) e Sabatino, detto Nello, (1900-1937) erano intellettuali antifascisti, la cui famiglia risiedeva sul colle dell’Apparita. Furono assassinati da sicari fascisti in Francia, il 9 giugno 1937.

Gianfranco Mattei (1916-1944), la cui famiglia dal 1933 al 1953 risiedette a Bagno a Ripoli, a villa La Costa, fu docente di chimica e tenente del Regio Esercito. Attivo antifascista, operò prima a Milano, poi a Roma, dove venne arrestato e atrocemente torturato, tanto da essere indotto al suicidio.

 

ODN3-rosselli-matteiI fratelli Nello e Carlo Rosselli, con la madre Amelia; a lato un ritratto a carboncino di Gianfranco Mattei. Le loro famiglie risiedettero a Bagno a Ripoli.

Aligi Barducci (1913-1944) detto “Potente”, comandante della 22ª brigata Garibaldi “Lanciotto”, con la quale si distinse sul Pratomagno prima di essere uno dei protagonisti della liberazione di Firenze. Rimase mortalmente ferito per lo scoppio di una granata nemica la sera dell’8 agosto 1944, in Oltrarno.

Alessandro Sinigaglia (1902-1944) detto “Vittorio”, organizzatore e comandante di una delle prime formazioni gappiste fiorentine, vittima di un’imboscata in pieno centro cittadino. A suo nome venne intitolata la 22ª bis Brigata Garibaldi, che operò nel territorio ripolese.

Elio Chianesi (1910-1944), comandante dei GAP fiorentini, condannato nel 1942 dal Tribunale speciale e autore di azioni clamorose. Caduto nelle mani dei fascisti, fu a lungo torturato e in seguito ucciso.

Bruno Buozzi (1881-1944) fu tra i più autorevoli sindacalisti italiani della prima metà del Novecento e deputato socialista dal 1919 al 1926. Venne ucciso dai nazisti a Roma.

Enrico Guido Bocci (1896-1944) detto “Placido”, nella primavera del 1944 fu l’artefice dell’emittente clandestina Radio CoRa (Commissione Radio), che forniva informazioni essenziali per l’esito della lotta partigiana. Fu catturato dai nazifascisti, ma il suo corpo non fu mai ritrovato.

Italo Piccagli (1909-1944) capitano della Regia Aeronautica, aveva aderito alla Resistenza e fu tra coloro che dettero vita a Radio CoRa. Si consegnò spontaneamente alla polizia nazifascista nel tentativo di salvare i compagni arrestati. Dopo pesanti torture, fu fucilato a Cercina.

Restano da citare due donne, accomunate dalla menzione di Piero Calamandrei in un celebre discorso all’Assemblea Costituente, che definì il loro eroismo «alla soglia della santità». Si tratta di Anna Maria Enriques Agnoletti (1907-1944), militante del Partito d’Azione che operò in Toscana aderendo all’organizzazione di Radio CoRa. Catturata in seguito a una delazione, venne interrogata e torturata a “Villa Triste”, quindi fucilata a Cercina. L’altra è Maria Assunta “Tina” Lorenzoni (1918-1944), partigiana della Divisione Giustizia e Libertà, che svolse numerose missioni pericolose e organizzò l’espatrio di cittadini d’origine ebraica e perseguitati politici. Catturata da una pattuglia tedesca mentre operava nel corso della battaglia di Firenze, venne uccisa mentre tentava la fuga.

Infine Guglielmo Giusiani, sottotenente del 26° Fanteria, uno dei 450 ufficiali italiani trucidati dalle SS nel settembre 1943 a Treglia, nei pressi di Spalato, in Dalmazia. Era probabilmente di Bagno a Ripoli, anche se il suo nome non compare nella lapide ai caduti apposta ai piedi del municipio; altrimenti non si spiegherebbe l’intitolazione della strada.

 

ODN3-potente-enriques-lorenzoniAligi Barducci “Potente”, Anna Maria Enriques Agnoletti e Maria Assunta “Tina” Lorenzoni.

Veniamo quindi alle strade intitolate ai nomi locali, per i quali le note sintetiche sono dovute anche all’obbiettiva difficoltà nel trovare informazioni sul loro conto, al di là delle lapidi commemorative.

Ezio Baccetti (1924-1944) ex carabiniere e partigiano, rimase ferito durante il conflitto a fuoco presso casa Cavicchi, a Pian d’Albero. Spirò il giorno successivo, 21 giugno 1944, tra le braccia della fidanzata, che avvertita dai compagni lo aveva raggiunto in bicicletta da Santo Stefano a Paterno.

Alberto Casini (1920-1944) detto “Berto” (ma nella lapide di Lonchio viene chiamato Umberto), di Antella, falegname. Aderì alla lotta partigiana e partecipò con la Brigata Sinigaglia alla liberazione di Firenze, dove venne colpito a morte da un cecchino, in via Mercadante, il 13 agosto 1944.

Ferrero Ferruzzi (1925-1944) detto “Cannone”, di Balatro, partigiano della Sinigaglia. Rimase vittima di una mina antiuomo tedesca la mattina del 4 agosto 1944, il giorno della liberazione di Bagno a Ripoli. Era sceso da Fonte Santa per recarsi a ritirare i capi di biancheria lavati dalle donne di Balatro.

Alvaro Galganotti (1924-1944) detto “Smanne”, di Balatro, partigiano della Sinigaglia. Cadde il 12 giugno 1944, come si legge nella lapide presso la Casa del Popolo di Balatro – nella quale il cognome risulta Garganotti – che lo ricorda con Ferruzzi.

 

ODN3-baccetti-manzi-garganottiAlcuni dei caduti locali; da sinistra: Ezio Baccetti; Pietro, Aldo e Giovanni Manzi; Alvaro Garganotti.

Osvaldo Ignesti, nato Grassina in località Bubé, fu attivista antifascista e partigiano all’estero, in Jugoslavia, dove venne «barbaramente trucidato» dopo la cattura. «Sia di esempio la sua breve vita dedicata agli ideali di Libertà e di Pace», si legge sulla lapide apposta sulla casa natale. Il suo nome non compare nella lapide ai caduti apposta sulla scalinata del municipio.

Ivo Lazzeri (1920-1944) detto “Giannetto”, partigiano fiorentino della brigata Sinigaglia. Fu catturato la notte tra il 1° e il 2 agosto 1944 mentre con altri compagni disarmati portava al campo la farina per il pane. Fu trucidato a colpi di pugnale la notte successiva nei pressi di Osteria Nuova, prima dell’inizio della ritirata dell’esercito tedesco.

I fratelli Manzi, Simon Pietro (1884) e Giovanni (1889), mezzadri di Meoste, insieme figlio di quest’ultimo Aldo (1923), il 2 luglio 1944 furono presi, portati sull’aia della casa colonica e trucidati a colpi di mitra davanti a un pagliaio, sotto gli occhi attoniti delle loro donne. L’eccidio fu messo in atto dagli occupanti tedeschi come monito per la popolazione, essendo stati informati da un delatore che i Manzi avrebbero dato ricovero a dei partigiani. Per un errore formale, che credo involontario, il giovane Aldo sembra rimanere escluso dall’intitolazione della via.

Carlo Borrani, di Grassina; organizzatore della Resistenza in Francia, venne arrestato dai tedeschi e deportato nel campo di concentramento di Vernet e in seguito a Dachau, dove trovò la morte.

Italo Martinelli (1913-1944), tenente del 43° Reggimento di Artiglieria dell’Esercito Italiano, residente a Osteria Nuova; nella vita civile era scalpellino, seguendo la tradizione di famiglia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò e per questo deportato in Germania e internato in un lager, nel quale morì il 19 novembre 1944.

Aldo Pierattini (1926-1944) di Ponte a Ema e Romualdo Pizzi (1925-1944) di Bagno a Ripoli, risultano fra i trucidati di Pian d’Albero, il 20 giugno 1944. Facevano parte di un gruppo di giovani di Firenze Sud che stava per unirsi alle brigate partigiane, sorpresi e catturati dopo un’aspra battaglia. Dopo un sommario processo, insieme ad altri sedici, vennero impiccati ai gelsi di villa il Palagio, nel territorio di Figline Valdarno. Nel cimitero di San Pietro a Ema, dove riposano, fu eretto un monumento tombale ai caduti di quell’eccidio.

 

ODN3-pian-dalberoIl monumento ai caduti di Pian d’Albero, sul luogo dell’eccidio, nel comune di Figline Valdarno.

Concludiamo con Gino Ferrari che ci risulta essere stato, tra 1944 e 1945, un patriota appartenente alla SAP “Ceci” di Carrara, suo luogo di origine. A meno che non si tratti di un omonimo, ci sfugge però il motivo per cui il suo nome sia stato scelto per intitolare una delle strade di Antella. {jathumbnail off}

Michele Turchi

 

Per la redazione di questa parte si sono rivelati particolarmente preziosi i volumi: Fonte Santa. Itinerari fra Storia, Arte e Ambiente, di Massimo Casprini e Silvano Guerrini (Antella, 1989); Lotta politica e crescita sociale in una Comunità toscana nel Ventesimo Secolo, a cura di Sandro Nannucci e Ivan Tognarini (Napoli, 1998); Stendardi rossi. L’associazionismo nelle colline di Bagno a Ripoli, di Massimiliano Franci (Bagno a Ripoli, 2002); e l’opuscolo I protagonisti della Resistenza e della lotta di liberazione nel Comune di Bagno a Ripoli, a cura dell’ANPI.

Un ringraziamento particolare a Silvano Guerrini e Antonio Massi, l’aiuto dei quali è stato determinate per l’identificazione di alcuni dei personaggi qui recensiti. 

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ODONOMASTICA: LE STRADE DEL COMUNE DI BAGNO A RIPOLI

PARTE 1 – Non tutte le strade portano a Roma...

PARTE 2 – Poeti, pittori, qualche santo... e tanti politici

PARTE 3 – Le strade della Resistenza

Politiche

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