Storie

Vicelli: il tabernacolo del Vicariato

Quando i porti non si chiudevano, sui confini si gettavano ponti e a protezione si metteva anche l'immagine della Madonna. Accadde sul ponte di Vicelli, dove fu costruito il tabernacolo probabilmente più importante e meglio documentato della zona. Da troppo tempo «guasto dall’ingiuria del tempo e de malviventi» avrebbe urgente bisogno di un intervento di restauro. Ma, come scrive Michele Turchi, "forse la nostra fretta non lo rende meritevole di una tale attenzione.".

Il tabernacolo di VicelliIl tabernacolo di Vicelli, particolari (foto: Nenah Pardi)

2. IL TABERNACOLO del VICARIATO – (QUI la prima parte: Il ponte

Il territorio del contado fiorentino – che fin dai primi anni del sec. XIV era organizzato in Leghe e Podesterie – venne in seguito sottoposto all’autorità di un Vicario, che amministrava la giustizia penale e disponeva di pieni poteri in caso di ribellione. Tra il 1408 e il 1415 vennero istituiti i tre Vicariati di San Giovanni, Scarperia e Certaldo, con territori ben più ampi rispetto a una podesteria, quasi una Provincia ante litteram.

La Lega del Bagno a Ripoli, che dipendeva dal Podestà del Galluzzo, venne a trovarsi sulla frontiera. In particolare il popolo di San Donato in Collina era compreso nel Vicariato di San Giovanni, e la linea di confine era segnata da un torrente, il borro di Vicelli. A segnare questo limite, lungo la strada che porta nel Valdarno, venne fatto erigere a fianco del ponte un imponente tabernacolo, sul quale venne apposta una iscrizione scalpellata nella pietra, che ancora si vede in alto a destra, a lato della nicchia, nella quale si legge sia pure con difficoltà: «Questa opera [h]a fatto fare e Sindachi del Vichariato».

Il tabernacolo di VicelliIl tabernacolo di Vicelli, particolari (foto: Nenah Pardi)

Del tabernacolo resta un’accurata descrizione redatta il 25 novembre 1741 da Bindo Simone Peruzzi, membro fondatore della Società Colombaria, che rilevò la presenza di alcune iscrizioni con data e stemmi gentilizi, oggi non più rilevabili. La più risalente, scritta sull’intonaco col “cinabrese”, recita: «Al tempo di Giovannozzo Salviati, MDX». Si tratta del vicario di San Giovanni in carica nel 1510, che probabilmente fece edificare o ristrutturare il tabernacolo, apponendovi il proprio stemma. Al di sotto dell’immagine sacra si leggeva invece: «A te[m]po di G[i]ovani di Simone Altoviti Vi[cari]o, MDXVII». L’iscrizione, di sette anni più tarda e coeva ad Andrea della Robbia, si riferisce probabilmente alla messa in opera dell’immagine in terra invetriata; anche in questo caso si registra la presenza dell’arme degli Scarlatti, proprietari del terreno e della vicina villa Vicelli di Sotto, posta «nella base della Madonna incassata nella terra della Robbia, della quale è composta la medesima Vergine, e dipinta sulla calcina». Nel descrivere il tabernacolo, il Peruzzi lo trovò già allora «guasto dall’ingiuria del tempo e de malviventi», tuttavia «in esso tabernacolo è una bellissima, e devotissima Immagine di Nostra Signora fatta di Terra della Robbia, come ho detto col Divino Figliuolo in braccio, ed ha l’ornato della medesima Terra». Le pareti laterali della nicchia accoglievano due figure di santi, «a mano dritta della Madonna S. Gio:Batta [Giovanni Battista], e a sinistra S. Francesco, che sono fatti pure della stessa Terra della Robbia, e tutte le suddette figure sono grandi al naturale».

Il tabernacolo di VicelliDel tabernacolo resta un’accurata descrizione redatta il 25 novembre 1741 da Bindo Simone Peruzzi, membro fondatore della Società Colombaria (foto: Nenah Pardi)

Il tabernacolo «del Ponte di Vicelli, sulla Vecchia Strada Aretina» è così descritto a fine Ottocento da Luigi Torrigiani: «resta nel punto di confine tra questa e la parrocchia di San Donato in Collina; è alto circa 2 metri, vi è un simulacro in terra cotta invetriata, rappresentante Maria Santissima che dà il latte al Bambino Gesù. Vi fa una stazione la processione delle Rogazioni di San Giorgio il mercoledì avanti l’Ascensione». Ulteriore dettagli nelle note relative al popolo di San Donato in Collina, dove si specifica che si trova sul possesso Catani e che «vi è una Madonna in ceramica della fabbrica Ginori di Doccia, che mentre n’era proprietario il Daddi fu sostituita ad una antica e bellissima di Luca Della Robbia». La famiglia Daddi possedette la vicina villa Vicelli di Sotto dal 1814 al 1857. Pochi anni dopo (1900) la guardia comunale Ferdinando Mazzucconi lo annotò tra quelli lungo la via Vecchia Aretina, «presso le Quattro Vie per andare a S. Donato sul ponte e nel muro del podere Ginori; tabernacolo con Madonna di terra cotta in bassorilievo», aggiungendo un eloquente «si dice che sia stata cambiata».

Il tabernacolo di VicelliNelle due foto, scattate a distanza di non molti anni, si nota l'avanzare del degrado, sia nella scomparsa della volta celeste con le stelle, sia nella fessura per raccogliere le offerte, oggi murata

Da tutto questo è evidente che si tratta del tabernacolo più importante e meglio documentato della zona. La struttura, edificata a fianco della spalletta del ponte, è sovrastata da un’ampia tettoia e reca con evidenza i segni del tempo, aggravati per di più dall’azione dei rampicanti dai quali è ricoperta. L’ampia nicchia, protetta da un cancelletto in ferro, è dipinta da uno sbiadito color celeste, con stelle dorate. Alla base si nota un blocco di pietra lavorata che reca una fessura, usata un tempo per raccogliere le offerte per i poveri. L’immagine, in maiolica smaltata, è una copia della Madonna dei Gigli di Andrea della Robbia, nota anche come Incoronazione della Vergine attualmente conservata al Bargello, mutila però della figura del Bambino Gesù, del quale restano solo l’avambraccio sinistro e l’aureola dorata.

Logorato dal tempo e dimenticato dagli uomini, si erge solitario in attesa di un intervento che ne risani le strutture. Ma forse la nostra fretta non lo rende meritevole di una tale attenzione. {jathumbnail off}

Michele Turchi

Il tabernacolo di VicelliIl tabernacolo reca con evidenza i segni del tempo (foto: Nenah Pardi)

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Bindo Simone PERUZZI, Spogli del Domestico, ms., Accademia La Colombaria, Firenze, anno 1741, II, cc. 937-938.

Luigi TORRIGIANI, Il Comune del Bagno a Ripoli, ms., Biblioteca Moreniana, Firenze, Acquisti Diversi, 158/21, cc. 73v-74v, 437r.

Luigi TORRIGIANI, Il Comune del Bagno a Ripoli, p. I, vol. 10, Prato, 1904, p. 501.

Guido CAROCCI, I dintorni di Firenze, II, Sulla sinistra dell’Arno, Firenze, 1907, p. 107.

Ferdinando MAZZUCCONI, Nota di oggetti di belle arti vincolate da pubblica servitù, 30 luglio 1900; Archivio Storico del Comune di Bagno a Ripoli, Postunitario, Filza Oggetti d’arte 1892, n. 1.

Silvano GUERRINI, La strada aretina, in La terra Benedetta. Religiosità e tradizioni dell’antico territorio di Ripoli, Firenze, Salimbeni, 1984, p. 337, n. 64;

Michele TURCHI, Storie di un paese, Bagno a Ripoli, 5 voll., 1994-2017, I, p. 161; II, p. 110; III, pp. 68-71.

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PRIMA PARTE: Vicelli: un ponte e un tabernacolo da salvare

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