La partita di Mondeggi

A Mondeggi si gioca una partita che non riguarda solo una fattoria con i suoi occupanti, ma coinvolge tutta la sinistra e un partito – il PD – che si interroga sulla “fine della sinistra” faticando a riconoscerla nelle tante esperienze di mutualità e cooperazione che stanno nascendo in Italia.
Così, in maniera schizofrenica, mentre la Città Metropolitana considera l’esperienza di Mondeggi Bene Comune solo un problema di legalità, e procede a testa bassa verso l’alienazione della fattoria, la Regione Toscana inserisce nel proprio Statuto la tutela e valorizzazione dei beni comuni...

beni comuni

A fronte di un progetto che parla di salvaguardia del paesaggio, di agricoltura di piccola-media scala, di biodiversità, di appartenenza, di processi partecipativi, di lavoro, di cittadinanza, di cura della terra e di beni comuni... le risposte del PD finora sono state: ripristino della legalità e alienazione del bene. Non stupisce: venti anni passati a combattere Berlusconi senza presentare una reale alternativa politica ed economica hanno sviluppato a sinistra una forte vocazione legalitaria.

In particolare le amministrazioni, quando sono a corto di capacità politiche e immaginative, si trincerano dietro a ciò. Così è successo con la Città Metropolitana di Firenze che si è costituita parte civile per chiedere a 17 membri del comitato di Mondeggi un risarcimento per danneggiamento: lo scorso 10 aprile è iniziato il processo con l’accusa di furto di energia elettrica e acqua e invasione di edifici e terreni.

Imbarazzante il comunicato della giunta fiorentina relativo all’inizio del processo, in cui si legge che “la Città Metropolitana di Firenze conduce un'azione volta a garantire sicurezza dei cittadini, cura del territorio, valorizzazione del bene pubblico”, dimenticando che per quasi 10 anni ha abbandonato la fattoria di Mondeggi senza potare gli alberi, senza precauzioni contro gli incendi estivi, senza ripulire i seminativi, senza mettere in sicurezza alcune case, ma producendo, oltre ad un indebitamento imponente (oltre un milione di euro), il degrado progressivo di un patrimonio paesaggistico e sociale di grande valore per gli abitanti del territorio.

partita 1Il corteo del 28 aprile scorso, quando un migliaio di persone hanno sfilato per le vie di Firenze in difesa di Mondeggi Bene Comune.

Piuttosto che di legalità, davanti all’esperienza di Mondeggi Bene Comune – dove centinaia di persone sono intervenute per recuperare oliveti, vigne e immobili in un luogo altrimenti inutilizzato – la politica dovrebbe interrogarsi su cosa è legittimo: ricordando ad esempio Rosa Parks che, non cedendo il posto in autobus a un bianco, commise un atto illegale ma legittimo, perché svolto in nome di un principio superiore, quello dell’uguaglianza.


Come si cambia per non morire

Schizofrenia di un partito, in Regione il PD ha appena approvato una legge statutaria per la tutela e valorizzazione dei beni comuni (prima di fare una legge ordinaria infatti, serve una legge statutaria, qualcosa come un articolo della Costituzione, per intendersi). Con la modifica allo Statuto si prevede che la Regione tuteli e valorizzi “i beni comuni intesi quali beni materiali e immateriali e digitali che possono essere riconosciuti di interesse diffuso” e promuova “forme diffuse di partecipazione nella gestione condivisa e nella fruizione dei medesimi”.

I beni comuni – ha affermato Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana a Sinistra che insieme a PD e M5S ha promosso l’atto – obbligano anche a ripensare il principio di sussidiarietà, spesso distorto, secondo una nuova logica che riassumerei così: “ubi minor, maior cessat”, ossia, dove c’è una comunità di persone che si sta prendendo cura di un determinato bene, non solo se ne deve impedire la mercificazione ma anche l’Istituzione deve farsi da parte o eventualmente partecipare, ma in forma non dominante, senza sottrarre spazio alla capacità di autorganizzazione di chi tutela e vivifica il bene”.

Adesso si tratterà di tradurre i principi in atti concreti, con una legge ordinaria che permetta di riconoscere e tutelare la gran quantità di esperienze che si stanno moltiplicando grazie a gruppi di cittadini che si prendono cura di beni comuni urbani o rurali, dal piccolo orto urbano, al giardino restituito alla fruizione collettiva grazie all’impegno di abitanti della zona, alla fattoria prima abbandonata e degradata e ora finalmente riattivata da un collettivo di contadini... La granitica linea di difesa tenuta finora dal PD – Città Metropolitana, e Comune di Bagno a Ripoli a ruota – potrebbe allora sciogliersi come neve al sole, e dopo il dietrofront sull’inceneritore di Case Passerini e l’abbraccio all’economia circolare, il PD potrebbe cambiare rotta anche sui beni comuni.

La partita è iniziata, e il campo di gioco è anche a Mondeggi.

 

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Il disegno "BENI COMUNI" è il logo della giornata di studi "I beni comuni presi sul serio" tenutasi al Politecnico di Milano il 29 settembre 2017.

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