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Ponti di Vallina, la panacea di tutti i mali

Emicrania? Cattiva digestione? Traffico congestionato? Strade insanguinate? Elettori in calo? Due ponti di Vallina prima e dopo i pasti e passa tutto.

Bi-Vallina Plus

Le grandi opere piacciono alla politica. Sono la grande promessa buona per tutti i tempi. Anche perché spesso i tempi si dilatano talmente che si può continuare per anni a magnificare i benefici che porteranno senza affrontare seriamente il problema. E nel frattempo i costi lievitano con soddisfazione di chi se li metterà in tasca. Tra le grandi opere – forse secondo per presunti benefici solo al ponte sullo Stretto di Messina – il viadotto di Vallina da by-pass di una piccola frazione sta assurgendo a panacea di tutti i mali: da quelli dei pendolari della Val di Sieve... a quelli della SS67, che ci manca solo promettano di pedonalizzarla... fino ad essere soluzione anche agli incidenti sulla Provinciale 34 di Rosano. Che sono, ahimè, frequenti.

La Nazione sugli incidenti sulla SP34


La strada per Rosano. Le origini

Terreni alluvionali e “bisarni”, cioè bracci secondari dell’Arno, impedivano in antichità l’accesso a Firenze in riva sinistra. La strada per Rosano nasce infatti in tempi relativamente recenti, per tratti e quasi “per caso”, per accogliere – e così sarà fino a pochi decenni fa – un traffico locale di derrate in viaggio verso Firenze dai distretti agricoli di Rosano e Pagnana, e di panni e grano da e per le gualchiere e i mulini di Remole.

Nonostante i numerosi interventi di rettifica e allargamento della sede stradale effettuati tra la metà Ottocento e la prima guerra mondiale, negli anni ’60 l’arteria è ancora una strada definita “fangosa e campestre”, e inserita in un quadro ambientale poco alterato, la cui esigenza di conservazione è d’altra parte ribadita anche oggi dai vincoli paesistico-architettonici esistenti sulle pendici dell’Alberaccio-Poggio a Luco-Incontro, dai progetti di istituzione del parco fluviale sull’Arno o di recupero dell’importante complesso delle gualchiere di Remole. Una strada che per la sua conformazione, che assecondava la morfologia del territorio, non era in grado di recepire intensi flussi veicolari e di porsi come alternativa alla SS67, ma dove gli incidenti stradali erano rari, in quanto salite, rapide discese e brusche svolte impedivano naturalmente le alte velocità, costituendo queste il miglior sistema attivo di sicurezza stradale.


La nuova Provinciale 34, ad alta incidentalità

È a partire dagli anni ’80 che la Provinciale di Rosano entra in una fase di completa ristrutturazione per trasformarsi in una arteria di grande scorrimento, alternativa alla ormai congestionata SS67. I lavori sono realizzati in tre lotti, dal prolungamento del viale Europa con la variante di Candeli, fino alla realizzazione del nuovo ponte sull’Arno alle Sassaie, in prossimità di Pontassieve.

Il progetto, di basso profilo quanto a inserimento paesaggistico e rispetto del territorio storicizzato che attraversa (e la brutta variante di Candeli ne è un esempio), risulta un fallimento anche dal punto di vista della sicurezza. La strada offre a chi la percorre un’errata percezione del rischio: all’ampliamento della sede stradale, che invita alle alte velocità, non corrisponde infatti un coerente andamento longitudinale del tracciato. E gli incidenti negli anni sono frequenti: 19 nel 2016 con 28 feriti; 22 nel 2015 con 30 feriti.

SP34 incidentalita

Ma più interessante è guardare dove avvengono gli incidenti. Qui, come sulla SS67 e come avviene nelle strade extraurbane della provincia, sono i rettilinei l’elemento stradale più pericoloso. Ben più sicuri sono gli incroci senza e con semaforo, e le zone a bassa velocità in prossimità degli agglomerati urbani. Perché ciò che fa la differenza è la velocità. Pensare quindi che il viadotto di Vallina, una dirittura di 1,2 km che bypassa la strettoia del paese, possa aumentare la sicurezza della strada è solo propaganda.

Non sarebbe più sicuro sviluppare un sistema di mobilità sostenibile alternativo alle auto, utilizzando i binari della ferrovia che da Firenze percorrono la Val di Sieve?

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