Back Sei qui: Home Blog Valerio Pellegrini Di Mondeggi, il bene comune, le aziende agricole. Una riflessione.

Di Mondeggi, il bene comune, le aziende agricole. Una riflessione.

Mondeggi 300Da alcuni anni le istituzioni, facendo leva più o meno strumentalmente sulle difficoltà finanziarie, hanno imboccato la strada delle alienazioni di beni pubblici, spingendo l’acceleratore verso la privatizzazione di un patrimonio che non è pura proprietà dei vari Enti, ma bene comune appartenente alla collettività.

Anche il nostro territorio, purtroppo, non è immune da questo andazzo e beni di grande pregio rischiano di essere venduti come fossero una proprietà qualsiasi.

Sappiamo però che vendere beni di questa rilevanza non è facile, anche per la attuale situazione del mercato immobiliare; nel frattempo, le Istituzioni abbandonano a sé stessi gli immobili destinati ad essere venduti, contribuendo a far sorgere situazioni assurde.

È questo il caso della tenuta di Mondeggi, che, essendo un bene di proprietà pubblica, appartiene a tutti noi e non può essere svenduta così semplicemente, soprattutto se è possibile una gestione con beneficio per la collettività.

Una soluzione concreta è stata proposta dai promotori di Mondeggi Bene Comune e l’amministrazione provinciale, se avesse avuto veramente a cuore gli interessi della collettività, avrebbe dovuto essere aperta a forme di gestione collettiva di un bene comune.

L’amministrazione, invece, è rimasta completamente sorda alle proposte dei membri di Mondeggi Bene Comune, portando gli stessi ad occupare parte della tenuta per attuare ugualmente un progetto di per sé lodevole.

L’atteggiamento dell’amministrazione ha quindi creato una situazione assurda, ovvero che l’azienda è occupata senza un formale titolo legittimo e i membri della comunità svolgono una bellissima attività in totale clandestinità.

Ciò comporta ovviamente una notevole stortura, perché gli occupanti possono svolgere le loro attività non solo agricole, ma, a quanto risulta, di produzione di generi alimentari come carne o conserve senza quei vincoli burocratici (dettati anche da comprensibili esigenze igienico sanitarie) e fiscali, che normalmente affliggono quei produttori che svolgono una attività nel rispetto delle norme.

Sappiamo tutti che il mondo dell’agricoltura è composto non solo dalle grandi aziende, ma anche da piccoli produttori anche giovani (come accade anche nel nostro territorio) che, al pari di quelli di Mondeggi, aspirano a fare una agricoltura biologica, rispettosa dei cicli della natura e della biodiversità, senza sfruttare in modo intensivo i terreni e svolgono la loro attività senza padroni, ma affrontando mille difficoltà burocratiche ed economiche.

Le normative, in materia di certificazioni biologiche e igienico sanitarie, prevedono adempimenti burocratici soffocanti e costi elevati e sicuramente è facile comprendere quanto questi piccoli produttori possano sentirsi frustrati nel vedere che altri possono fare tranquillamente le stesse cose senza vincoli, con minori costi e con la possibilità quindi di commercializzare i propri prodotti a condizioni più vantaggiose.

La responsabilità, certo, è delle istituzioni che hanno contribuito al formarsi di questa grave stortura, a dispetto di tutte le loro belle parole sull’agricoltura con cui sovente si sciacquano la bocca.

Sia ben chiaro, gli scopi di Mondeggi Bene Comune sono del tutto condivisibili, ma bisogna tener presente questa grave stortura e le responsabilità delle amministrazioni pubbliche; inoltre, non possiamo trascurare il danno che subiscono le piccole aziende che rispettano le norme.

Occorre dunque battersi affinché Mondeggi rimanga un bene della collettività, affidato dall’Ente che ne è proprietario (per conto dei cittadini) a gruppi spontanei di persone che però lo gestiscano nel pieno rispetto di ogni normativa, come qualsiasi altra azienda agricola.

Senza dubbio, questa è una battaglia molto difficile, visto che la situazione in cui ci troviamo oggi è dovuta proprio alla sordità delle amministrazioni pubbliche, ma vale comunque la pena di provarci, viste le difficoltà che si incontrano a vendere la tenuta e visto anche l’atteggiamento dell’amministrazione comunale di Bagno a Ripoli, non pienamente favorevole alla vendita (almeno a parole).

Parallelamente, bisogna anche sostenere quelle piccole aziende agricole che operano nel nostro territorio non in modo clandestino e che meritano la stessa o forse maggior tutela, proprio perché ostacolate da mille vincoli burocratici. 

In questo modo si potrà veramente dare un contributo a difesa delle tante realtà del nostro territorio che meritano di essere ascoltate.

L’auspicio è che queste parole contribuiscano a tenere alta l’attenzione sui beni collettivi, che i cittadini hanno il compito di difendere, e siano da stimolo per avviare una riflessione un po’ più approfondita su di un tema complesso come quello di Mondeggi e dell’agricoltura, al fine di trovare soluzioni per uscire da questa assurda situazione creata dalla insipienza delle nostre Istituzioni, ormai prive di una visione generale dei problemi e di capacità progettuale. 

Valerio Pellegrini

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