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Il Comitato Mulinaccio e l’opposizione al doppio ponte di Vallina

Molti cittadini si oppongono alla realizzazione del doppio ponte di Vallina, come il Comitato Mulinaccio, nato spontaneamente a Bagno a Ripoli, che si è posto l’obbiettivo di dare voce a questo dissenso.

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“Finalmente ci siamo!” esclamano le Amministrazioni Comunali di Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve; il doppio ponte sembra cosa fatta. A partire dal Governo, con il sottosegretario alle opere pubbliche Nencini, fino al Comune di Bagno a Ripoli, con il Sindaco Casini, l’entusiasmo sembra diffuso. In realtà molti cittadini sono in disaccordo con la realizzazione dell’opera come il Comitato MULINACCIO, nato spontaneamente a Bagno a Ripoli, che si è posto l’obbiettivo di dare voce a questo dissenso.

I sostenitori del Comitato si oppongono alla costruzione del doppio ponte ritenendola un’opera inutile e fin troppo costosa, nonché caratterizzata da un forte anacronismo e ritardo rispetto alle “forse” buone intenzioni del passato 2003, quando probabilmente avrebbe potuto realmente aiutare lo sviluppo di una modesta area industriale come quella di Vallina. I tempi però sono cambiati, la crisi economica ha falciato molte ditte che sono state costrette a chiudere e le attività produttive della vallata stanno lentamente scemando, rendendo il ponte soltanto una innaturale ed ingombrante interferenza architettonica in uno splendido paesaggio rurale fino ad ora preservato.

La zona appunto: la vallata dell’Arno, in corrispondenza del centro abitato di Vallina, è una cornice naturale di grande bellezza che non merita di essere tagliata trasversalmente da un’aberrante struttura metallica alta 12 metri. I progettisti francesi del ponte hanno difatti adottato la soluzione geometricamente più semplice per unire i due punti dell’ansa che vorrebbero tagliare: la linea retta. Un viadotto rialzato, un muro di ferro che si sviluppa in rettilineo per più di un chilometro sezionando l’ansa di Grignano in due porzioni di terra divise da un’invalicabile muro di ferro e asfalto, che altera in maniera irreversibile gli equilibri paesistici e ambientali di questa parte di vallata.

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Le zone interessate da questa opera pubblica sono infatti vincolate in termini di paesaggio, archeologia, bacino idrico etc. ANAS dal canto suo, ben conscia dei limiti imposti dall’Amministrazione Comunale, chiede al Sindaco di Bagno a Ripoli di agire in deroga ai vincoli per poter posare la prima pietra del tanto agognato viadotto.

A tutto questo poi va aggiunto il disagio dei numerosi espropri di beni immobili che ANAS ha pubblicato lo scorso 4 febbraio su LA NAZIONE di Firenze; molti residenti interessati dal vincolo preordinato all’esproprio apposto da ANAS a tutt’oggi non sono informati né della portata del progetto, né del vincolo ma ancor meno che i termini per la presentazione delle osservazioni al progetto del ‘viadotto di Vallina’ , adesso in fase di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) presso la Regione Toscana (sul cui sito internet è pubblicato il progetto in fase di valutazione), scadranno il prossimo 4 aprile. Probabilmente se le Amministrazioni fossero più trasparenti e fornissero maggiori dettagli, specifiche ed immagini di questo progetto (come naturalmente di altri), il fronte del NO PONTE si amplierebbe di molto a tutto svantaggio dei proponenti.

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Noi come comitato stiamo cercando di informare il più ampio numero di residenti e proprietari delle aree interessate che sfortunatamente ancora ignorano quanto stia succedendo solo perché non sono lettori di determinati quotidiani ne tantomeno abili internauti.

La trasparenza, la comunicazione ed il coinvolgimento della popolazione, proprio su questi argomenti la Regione Toscana nel 2013 ha emanato una legge su “Dibattito pubblico regionale e promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali” (L.r. Toscana 46/2013); questa prevede, per progetti pubblici e di interesse pubblico che superano i 50.000.000,00 di euro, come nel caso dell’opera in questione, l’obbligo dello svolgimento del Dibattito Pubblico come condizione necessaria per l’avvio della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. ANAS nella fase di redazione del progetto del Doppio Ponte non ha minimamente tenuto in considerazione questa legge, probabilmente per paura di dover tenere conto delle perplessità e delle opinioni di chi vive quotidianamente nella vallata dell’Arno, e le aree che saranno devastate dall’opera. Il MULINACCIO si auspica che le istituzioni preposte a far attuare le norme facciano il loro dovere, e aprano un Pubblico Dibattito in cui coinvolgere, in modo trasparente e partecipato, almeno tutti i cittadini dell’area in cui è prevista la realizzazione del progetto.

La questione della reale utilità e del traffico sulle due strade che costeggiano l’Arno in quel punto è un altro cardine cruciale del ragionamento. Si vorrebbe costruire un’opera pubblica per sottrarre volumi di traffico alle zone di pertinenza del Comune di Fiesole sulla SS 67, per riversarli sulla SP 34, bypassando il centro abitato di Vallina: le due strade si equivalgono in numeri di passaggi auto, quindi portare il 30% del traffico dalla SS 67 alla SP 34 (come afferma ANAS nel progetto) non significa soltanto alleggerire la SS 67, ma bensì significa APPESANTIRE la SP 34 di un ulteriore 30% di passaggi. In aggiunta è da considerare che questa nuova mole di traffico veicolare sarebbe portata in direzione Candeli e Viale Europa, dove le infrastrutture sono già al limite delle loro capacità e, dunque, assolutamente non adeguate a ricevere ulteriori flussi di traffico

Comitato Mulinaccio

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