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Urbanistica "fai da te" a Bagno a Ripoli

“Fate voi”. Questo sembra il motto dell’Amministrazione comunale nel progettare lo sviluppo urbanistico di Bagno a Ripoli. Nessun obiettivo è stato presentato all’incontro per la revisione del Piano Strutturale, ma una richiesta di interessi privati da accogliere nella pianificazione.

faidate

La chiamata a raccolta del Sindaco per l’avviso pubblico per la revisione del Piano Strutturale e del Piano Operativo del Comune, presentato all’incontro del 28 giugno scorso, non è piaciuta a nessuno.
Anzitutto, non è piaciuta ai cittadini, perché si dà inizio ad un percorso di modifica di questi strumenti attraverso un atto di Giunta, senza informare il Consiglio Comunale che li rappresenta e che è l’organo competente per gli atti di pianificazione urbanistica.

Infatti, quello che viene fatto passare per un semplice lavoro di ritocco del piano strutturale esistente, per adeguarlo alla normativa sopravvenuta, sembra in realtà un pretesto per attuare una vera e propria revisione dei suoi indirizzi, attraverso la formulazione di dieci obiettivi primari (fra cui favorire l’insediamento di nuove attività produttive, ripensare l’intorno dei centri abitati, realizzare infrastrutture e servizi pubblici, progettare il paesaggio) e la richiesta a proprietari di aree e gruppi di cittadini a formulare proposte per raggiungere i suddetti obiettivi.

Una revisione degli indirizzi di questa portata, quindi, avrebbe dovuto coinvolgere subito il Consiglio Comunale, anche se l’avviso pubblico precede l’avvio formale del procedimento; non vorremmo infatti che il dibattito consiliare arrivasse in un momento in cui certe scelte non sono più rivedibili.

Il bello però è che l’avviso neppure è piaciuto ai “portatori d’interesse”, perché la genericità degli obiettivi del bando li chiama ad impegnarsi, senza che sia chiaro ciò che potranno realmente proporre ai loro clienti. Sono stati gli stessi professionisti presenti all’incontro a dirlo: si tratta di un “decalogo”, quello steso dalla Giunta, di cui non si comprende quali siano i confini e come dovrebbero inserirvisi le proposte.

Saranno le proposte ad adeguarsi al Piano o sarà il contrario? Con il rischio in questo secondo caso di avere indirizzi incoerenti e influenzati dagli interessi particolari. A quale Piano poi si vuol riferire l’Amministrazione? Non dimentichiamoci che il piano attuale è il frutto di un faticoso lavoro di revisione di previsioni precedenti che avevano un notevole impatto su zone di pregio ambientale e paesaggistico.

Semmai bisogna domandarci quanto è ancora valido del Piano Strutturale vigente? Vista la crisi economica che ha colpito anche il mercato immobiliare, quali sono le previsioni urbanistiche (che risalgono alla fine degli anni Novanta) non realizzate e cosa sarebbe necessario o meno confermare? Di tutto ciò non è stato detto nulla! Tra l’altro, proprio durante l’analisi delle osservazioni al Regolamento Urbanistico vigente erano emerse alcune necessità da parte delle attività economiche, che erano state rimandate ad una revisione del Piano Strutturale. Sarebbe stato questo il momento di tirarle fuori e di analizzarle in autonomia!

Chiedere, invece, ai proprietari – ed ai loro professionisti – di fare delle proposte sembra disvelare che l’Amministrazione non abbia nessun progetto, con l’aggravante di non avere nemmeno una bussola, come hanno fatto capire i professionisti, ma solo principi generici dove c’è tutto ed il contrario di tutto.

E, per completezza di informazioni, è stato lo stesso responsabile dell’Urbanistica a chiarire che non ci potrà essere “consumo zero” e che gli attuali perimetri dei centri abitati (anche questi definiti nell’attuale piano in base a precise ragioni) potrebbero essere modificati: perciò, si andrà nella direzione di un nuovo sviluppo edilizio e basterà definirlo “sostenibile” per farlo passare?

Tutta questa confusione, di fatto, induce a pensare che si stia utilizzando l’adeguamento alla LR 65/2014 dei vecchi strumenti, per far passare la delega della pianificazione territoriale ai privati, attivando una falsa partecipazione.
Del resto, soltanto l’intervento del nostro gruppo consiliare in Commissione ha permesso di modificare il bando ed estendere la categoria dei soggetti ammessi a presentare le proposte, dai soli titolari di diritti reali a tutti i cittadini.
Per fortuna, nell’incontro c’è stato qualcuno che ha ricordato che fare sistema con le realtà che esistono rende molto di più che non sapere cosa fare e inventarsi bandi del genere. 

Sonia Redini,
Consigliere comunale “Per Una Cittadinanza Attiva – Bagno a Ripoli”

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