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Rifiuti: subito la raccolta porta a porta per recuperare i ritardi accumulati

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Cresce lentamente la raccolta differenziata a Bagno a Ripoli, ancora lontana dal raggiungimento degli obiettivi di legge (65%). Solo l’introduzione del sistema porta a porta – come dimostra l’esempio di molti comuni italiani – garantirebbe un salto di qualità nella gestione dei rifiuti, guadagnandoci sia l’ambiente che le tasche dei cittadini.

I dati di Bagno a Ripoli – certificati dall'Agenzia Regionale Risorse Rifiuti – indicano per il 2012 una raccolta differenziata (RD) effettiva pari al 46,38%, che con gli incentivi previsti dalla legislazione regionale (ad esempio per l'utilizzo dei composter da parte dei cittadini) arriva al 49,73%. Rispetto al 2011 si registra una crescita della RD di un punto e mezzo percentuale (era al 48,05%).

GRAFICO 1 - RACCOLTA DIFFERENZIATA (%), 2012

GRAFICO 2 - CRESCITA RACCOLTA DIFFERENZIATA, 2010-2012

QUANTI RIFIUTI PRODUCIAMO?

La produzione totale di rifiuti scende (–2,74% rispetto al 2011), come in quasi tutti i comuni della Toscana anche a causa del calo dei consumi dovuti alla crisi economica. Nel 2012 a Bagno a Ripoli abbiamo prodotto 538,14 kg di rifiuti pro capite, poco sotto la media dei comuni della Toscana centrale (ATO Toscana Centro: 580,50 kg/ab/anno).

La produzione totale di rifiuti è un dato importante, non solo da un punto di vista ambientale, ma per le tasche dei cittadini, a causa degli alti costi di smaltimento dei rifiuti indifferenziati, a cui si deve aggiungere l’Ecotassa – un tributo regionale previsto per il deposito dei rifiuti in discarica (Legge Regionale 60/1996) – che viene pagata in base sia alla percentuale di raccolta differenziata raggiunta che alla produzione di rifiuti pro capite. Tale legge modula infatti la tassazione con l'obiettivo di stimolare la raccolta differenziata, ridurre la produzione di rifiuti e sensibilizzare i cittadini nei confronti dell'ambiente.

GRAFICO 3 - PRODUZIONE RIFIUTI PROCAPITE, 2012

 

L’ECOTASSA A BAGNO A RIPOLI

In vista del pagamento di tale tributo (a partire dal terzo trimestre del 2013, e che i cittadini troveranno sostanzialmente nell’ultima rata di conguaglio della TARES), il dato che preoccupa è la distanza rispetto all'obiettivo di legge (d.lgs 152/2006) del 65% di raccolta differenziata (mancano 12 punti!), che doveva essere raggiunto entro il 31/12/2012, pena l'applicazione al tributo di un'addizionale del 20%.

E dal primo gennaio 2014 il tributo passerà per Bagno a Ripoli da 10 a 18 euro a tonnellata di rifiuti indifferenziati prodotti nel comune. Ciò significa che se quest'anno paghiamo circa 93mila euro di ecotassa (7820,53 tonnellate di indifferenziata X 10 euro, più il 20% di addizionale); nel 2014 ci troveremo a pagare oltre 130mila euro (considerando un incremento della RD al 55%, e il tributo a 18 €/tonn).

Una diversa politica dei rifiuti, capace di ridurre la produzione pro capite (sotto ai 500 kg/ab/anno) e di portare la raccolta differenziata oltre il 65%, avrebbe potuto portare il Comune di Bagno a Ripoli a spendere per l'ecotassa del 2014 solo 30mila euro (circa 4500 tonnellate di indifferenziata X 7 euro di tributo).

Un risparmio che potrebbe aumentare ancora, basti pensare a quei comuni che sono arrivati a percentuali di RD ben maggiori del 65%, come Empoli (RD=94%) che paga una ecotassa pari a 0,45 €/abitante – dove Bagno a Ripoli paga 5 €/ab –, o Fucecchio (0,34 €/abitante); per citare due comuni nella provincia fiorentina simili o maggiori al nostro per numero di abitanti.

GRAFICO 4 - ECOTASSA, 2013 e PREVISIONE 2014

 

PORTA A PORTA

Appare allora sempre più evidente che il servizio di raccolta dei rifiuti di Bagno a Ripoli necessita di essere rivisto, passando dalla raccolta con cassonetti e bidoncini di prossimità al sistema porta a porta, per poter raggiungere più obiettivi: 1) la tutela dell'ambiente; 2) la sostenibilità della gestione del ciclo rifiuti (tramite il contenimento della produzione di rifiuti e, per quanto riguarda la frazione biodegradabile, la progressiva diminuzione del suo smaltimento in discarica, come richiesto dalla normativa di settore dell’UE e da quella nazionale); 3) la creazione di posti di lavoro; 4) la formazione di una maggiore coscienza collettiva. E, non ultima, 5) la possibilità di risparmiare sulla bolletta.

Per vedere come queste “esperienze innovative” funzionano basta leggere i dati pubblicati dalla Regione Toscana (www.arrr.it), da cui risulta che ben 10 comuni nella provincia di Firenze ottengono livelli di raccolta differenziata compresi tra l'80 ed il 90%. Sono quelli dove è stato introdotto il sistema di raccolta porta a porta: Capraia e Limite (95%); Castelfiorentino (89%); Cerreto Guidi (93%); Certaldo (82%); Empoli (94%); Fucecchio (95%); Incisa Val d'Arno (82%); Montelupo Fiorentino (93%); Montespertoli (90%); Vinci (91%).

Dalle esperienze di questi come di molti altri comuni sul territorio nazionale emerge che il sistema a cassonetti stradali “produce” più rifiuti pro capite l’anno di quanto ottenuto con il sistema porta a porta (*), congiuntamente ad un tasso di RD tendenzialmente più basso.

GRAFICO 5 - RACCOLTA DIFFRENZIATA, confronto Cassonetti vs Porta a Porta

GRAFICO 6 - PRODUZIONE RIFIUTI PROCAPITE, confronto Cassonetti vs Porta a Porta

 

Il sistema porta a porta obbliga infatti i cittadini ad una maggiore separazione delle frazioni, con minore presenza di materiali indesiderati o inquinanti. Tale fenomeno si presenta con maggiore evidenza nella raccolta della frazione umida (organico di origine biologica finalizzato al recupero dei diversi tipi di compost). La variazione nella produzione di rifiuti è invece dovuta: i) al minor conferimento di rifiuti speciali da parte delle utenze di tipo non domestico (grazie ai maggiori controlli); ii) all’utilizzo intensivo da parte delle utenze domestiche delle compostiere (in particolare in territori collinari come Bagno a Ripoli); iii) al conferimento dei rifiuti in comuni limitrofi dove non viene effettuato il porta a porta (fenomeno della cosiddetta “migrazione dei rifiuti”).

(*) 420 kg/ab/anno contro 380 kg/ab/anno, secondo una valutazione della Regione Lombardia su dati del 2008. Cfr. “Valutazione statistico - economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia”, Regione Lombardia, Febbraio 2010.

 

UN AVANZATO SETTORE DI OCCUPAZIONE E SVILUPPO

In genere si pensa alla raccolta differenziata come a un'attività di bassa professionalità, una soluzione pre-industriale rispetto alle tecnologie della termovalorizzazione. Non è così.

La raccolta differenziata porta a porta, se vuole conseguire risultati di eccellenza, è un'attività che richiede una conoscenza precisa e capillare del territorio e una capacità di rapportarsi con le esigenze dell'utenza conseguibile solo responsabilizzando e incentivando gli addetti perché siano loro a individuare e risolvere o prospettare delle soluzioni ai problemi che si presentano in ogni specifico contesto abitativo, edilizio, urbanistico e sociale. Gli addetti alla raccolta dei rifiuti indifferenziati sono soprattutto facchini e autisti; gli addetti alla RD porta a porta devono essere operatori front-line.

La razionalizzazione dei circuiti di raccolta – sia per quanto riguarda i percorsi, la scelta dei contenitori e il calcolo delle volumetrie, che per quanto riguarda l'impiego di uomini e mezzi – richiede l'impiego di tecnologie altamente sofisticate fondate su mappature georeferenziate, sistemi di localizzazione satellitare, pesatura automatica dei conferimenti, oltre che impianti di selezione e trattamento del materiale raccolto, che nulla hanno da invidiare alle tecnologie hard degli impianti di smaltimento finale. È un campo ancora in gran parte da esplorare, che può diventare un interessante settore di occupazione e sviluppo.

 

I COSTI

Sotto l’aspetto dei costi del servizio, il sistema porta a porta presenta maggiori COSTI DI RACCOLTA dei rifiuti (richiedendo un maggior utilizzo di personale e mezzi), che vengono però calmierati con la riduzione dei COSTI DI SMALTIMENTO finale del rifiuto indifferenziato, per la minore quantità di tale rifiuto dovuta alla maggiore resa della RD.

Una valutazione della Regione Lombardia (1547 comuni con dati riferiti al 2008) ha evidenziato mediamente un maggior costo totale per l’intero servizio di gestione dei rifiuti (raccolta + smaltimento) attribuibile al modello a cassonetti nella misura di circa un +7% rispetto ai costi attribuibili al sistema porta a porta (**).

In ogni caso il confronto sui costi deve essere necessariamente rapportato agli standard di servizio offerti; in particolare la frequenza di raccolta. In molti contesti i gestori dei sistemi di raccolta hanno adottato modalità in grado di contenere sensibilmente i costi, preservando al contempo l’efficacia del servizio.

A ciò si deve aggiungere, con il sistema porta a porta, la possibilità per i cittadini di ottenere una riduzione della tassa sul servizio, premiando chi riesce a fare una raccolta differenziata spinta rispetto a chi non presta attenzione al bidone dove getta il rifiuto. La parte variabile della TARES (TARI dal prossimo anno?) deve essere calcolata solo sulla quantità di rifiuti indifferenziati prodotti dalla singola famiglia, e con riduzioni incentivanti per il corretto conferimento dell’organico (o per l’utilizzo della compostiera).

(**) Ad analoghi risultati sono giunte un’indagine della Regione Veneto (cfr. ARPAV - SAPM “Analisi Comuni in tariffa 2002”, sett. 2002 Venezia); ed una di Federambiente su un campione delle proprie aziende (cfr. Federambiente, “Gestione integrata dei rifiuti urbani: analisi comparata dei sistemi di raccolta”, Ott. 2003 Roma).

GRAFICO 7 - COSTI RACCOLTA + SMALTIMENTO, confronto Cassonetti vs Porta a Porta

 

QUADRIFOGLIO SPA

Infine una annotazione su Quadrifoglio spa. Nessuno dei 12 comuni serviti dall'azienda ha raggiunto nel 2012 il 65% di raccolta differenziata (obiettivo di legge). I comuni più ricicloni sono stati Tavarnelle VP e Calenzano che hanno superato rispettivamente il 62% e il 59%. Complessivamente, la percentuale delle raccolte differenziate dei 12 comuni serviti è aumentata nel 2012 di soli 0,04 punti percentuali rispetto alla media del 2011.

Antonio Massi


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