Back Sei qui: Home Blog Antonio Massi 9 domande a cui il PD di Bagno a Ripoli deve rispondere, per capire cosa vuole fare da grande

9 domande a cui il PD di Bagno a Ripoli deve rispondere, per capire cosa vuole fare da grande

Nove domande sul governo del territorio, per trasformare Bagno a Ripoli da qualcosa a cui siamo affezionati in qualcosa di cui essere orgogliosi.

pd bandiera

È tempo di analisi per i partiti socialdemocratici, in crisi di voti e di idee in quasi tutta Europa. Ma mentre in Italia i democratici affrontano scissioni, conferenze programmatiche e congressi, a Bagno a Ripoli – forte anche dell’affermazione al referendum costituzionale e di un elettorato che sembra non abbandonarlo mai – il PD sembra invece dormire sonni tranquilli, nonostante qualche scricchiolio si avverta: calo delle tessere, assemblee sempre più deserte, malumori di qualche iscritto...

Ma non è solo una questione di partito. La domanda che vogliamo porre riguarda tutti: come possiamo trasformare Bagno a Ripoli da qualcosa a cui siamo affezionati in qualcosa di cui essere orgogliosi, senza ricorrere ancora tra vent’anni a nostalgiche operazioni della memoria, quali “il giardino più delizioso”; le colline da cui Firenze è “apparita”; gli affreschi dell’oratorio di Santa Caterina; Teresa Mattei e gli eroi della Resistenza; o le sperimentazioni didattiche di Marcello Trentanove?

Un dibattito sul governo del nostro territorio è necessario. Il nostro modesto contributo sono nove domande. Qualcuno risponde? 

 

1. PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA

La democrazia è un bellissimo sistema di governo, perché le opinioni di tutti contano. Ma funziona solo se i cittadini sono informati, se quelle opinioni nascono dalla conoscenza piena e ragionata dei fatti. La sinistra italiana è passata invece dallo “Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza” di Gramsci al #ciaone renziano, uno sberleffo a chi aveva partecipato al referendum trivelle.

E a Bagno a Ripoli? Possiamo dire che manca un sano ed approfondito confronto diretto con i cittadini sulle scelte più importanti dell’amministrazione?

A meno di non considerare i “dibattiti” su Facebook – fatti di battute, mezze verità, slogan e insulti – abbiamo registrato: nessuna informazione sui progetti per la Terza corsia autostradale (neanche all’apposita Commissione consiliare); negate tante richieste di Consigli comunali aperti; mistero sulla vicenda del forno crematorio di Ponte a Ema; silenzio sulla verifica amministrativo-contabile del Ministero Economia e Finanza; calate dall’alto tante scelte sull’edilizia scolastica... 

pd partecipazione
 

2. CONSIGLIO COMUNALE.

Se non ci sbagliamo, nelle 33 sedute del Consiglio comunale di questa legislatura mai uno dei 12 consiglieri PD ha votato contro una proposta della Giunta. Se ci si può rallegrare di tanta coincidenza di vedute, rimane il dubbio che il dibattito in Consiglio comunale sia nullo o comunque inutile. Eppure sono quasi tre secoli che Montesquieu, il fondatore della teoria politica della separazione dei poteri, ci ha spiegato che un sistema istituzionale è in equilibrio quando la forza dell’esecutivo è bilanciata da quella di assemblee legislative liberamente elette...

Si può fare qualcosa per interrompere lo stanco copione di Consigli comunali dove le opposizioni attaccano l’amministrazione consapevoli di ricevere da Sindaco e Assessori risposte tra l’ironico e l’annoiato, mentre i consiglieri di maggioranza tacciono come fossero lì per caso?

 

3. CULTURA

Quanta parte del bilancio comunale è destinata alla cultura? Perché si spendono somme ingenti nei lavori pubblici coinvolgendo professionisti e imprese, e per la cultura si lasciano pochi spiccioli nelle mani del mondo no profit, del volontariato o delle associazioni? Non è forse questa la ragione che ha fatto fallire il progetto per il Museo della Civiltà Contadina; cancellato l’Antiquarium con la storia archeologica di Bagno a Ripoli; ridotto il “cartellone dell’Estate Ripolese” ad un bando per quattro chioschi di gelati?

Eppure anche la cultura è richiesta dai cittadini, come strade e illuminazione, e anche la cultura potrebbe creare reddito: i beni culturali, gli eventi, la promozione del territorio e del turismo non potremmo considerarli come un investimento?

 

4. SCUOLA

Le sperimentazioni didattiche svolte negli anni ’60 a Bagno a Ripoli dal direttore didattico Marcello Trentanove – da cui deriva l’attuale sperimentazione “Scuola Comunità” riconosciuta dal Ministero – non sarebbero state possibili senza il supporto e la lungimiranza dell’allora Sindaco Bruno Cocchi e dell’Assessore Beppe Carrai. Tale era l’indipendenza e la libertà d’azione garantita al direttore didattico contro il centralismo burocratico, che il comune si meritò l’appellativo, da parte dell’allora Provveditore agli Studi Baldassare Gulotta, di "Repubblica di Bagno a Ripoli”.

Cosa è successo in questi anni per trovarsi oggi alla totale incomunicabilità tra la giunta e le istituzioni scolastiche di entrambi gli Istituti comprensivi?

pd scuola2

 

5. LAVORO

Crescono costantemente le immatricolazioni alle Facoltà di agraria (raddoppiate dal 2007 al 2014); vola l’export agroalimentare Made in Italy (+4% nel 2016); aumenta l’occupazione nel settore agricolo (+12% gli occupati under 35 nel 2016). Un’azienda agricola su tre è guidata da under 35; e il 30% degli occupati nel settore ha una laurea in tasca. Secondo un sondaggio Coldiretti/Swg il 38% dei giovani preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (28%) o fare l'impiegato in banca (26%).

Non ci sono dubbi: dal biologico alla bioeconomy, l’agricoltura italiana è in pieno boom, condotta dai giovani e dall’innovazione. Ma a Bagno a Ripoli, in un territorio da sempre a forte vocazione agricola, siamo stati capaci di inventare politiche di promozione del lavoro per quei giovani che vogliono “tornare alla terra”, investire nei prodotti agroalimentari, nel turismo eno-gastronomico, nelle fattorie didattiche o negli agriasilo?

 

6. GRANDI OPERE e TERZA CORSIA A1

Dire NO ad un progetto scellerato per la costruzione della terza corsia A1, era proprio impossibile? Abbiamo risposto all’interesse dei cittadini (che davanti al dissesto idrogeologico invocano l’unica grande opera di cui abbiamo bisogno: la cura, e non lo stravolgimento, del territorio), o a quello dei grandi gruppi bancari e delle “lobbies del cemento”?

Davvero alle grandi opere non si può dire di no, perché gli interessi politici ed economico-finanziari sono troppo forti? Ha scritto Michele Serra un po’ di tempo fa: “Il vero problema, mi pare, è che conoscere il male non è più la condizione per combatterlo. In parole semplici, non abbiamo più né il coraggio né la forza di chiederci se le cose, così come sono, potrebbero cambiare, o avrebbero potuto andare diversamente. Stiamo diventando, tutti, meri registratori di una realtà a volte passabile, a volte orrenda, che comunque sovrasta la nostra speranza di mutamento, ed è già tanto se ci concede ancora libertà di giudizio e di critica. La rassegnazione (e la fuga…) sono i sentimenti dominanti di fronte a meccanismi sociali che, per la prima volta da quando siamo al mondo, ci paiono così potenti da essere immodificabili. Traducendo in politica, la frustrazione della sinistra è molto di più di una somma di sconfitte: è il timore che il campionato sia finito.

Ma a Bagno a Ripoli, abbiamo mai giocato?

pd galleria
 

 

7. MOBILITÀ

La domanda è vecchia come la FIAT, ma tra il trasporto privato su gomma e un sistema di mobilità pubblica alternativa, a chi diamo la precedenza?

Tra il doppio ponte di Vallina (55 milioni di euro) che porterà ancora più auto verso due colli di bottiglia (l’Anchetta e il viale Europa), e la passerella ciclopedonale di Compiobbi-Vallina (1.850.000 euro) che darebbe la possibilità di raggiungere la stazione ferroviaria di Compiobbi, cosa scegliamo? Vincenzo Ceccarelli, assessore regionale PD al territorio, pochi mesi fa non ebbe dubbi e cancellò la passerella ciclopedonale per finanziare il doppio ponte stradale… Noi da che parte stiamo?

Se la tramvia a Bagno a Ripoli ad oggi non è prevista prima del 2030, rimaniamo in dolce e lunga attesa come per la Variante di Grassina, o si può studiare un sistema di trasporto pubblico efficiente, magari elettrico, da realizzare in tempi brevi e che colleghi le maggiori frazioni di Bagno a Ripoli con Firenze?

 

8. RIFIUTI

L’Europa chiede una riduzione dell’incenerimento dei rifiuti e suggerisce ai Paesi che hanno molti inceneritori, come l’Italia, misure quali: le imposte sull’incenerimento, l’abolizione dei sussidi agli inceneritori, la moratoria sulla costruzione di nuovi impianti e lo smantellamento progressivo di quelli esistenti, a partire dai più vecchi e meno efficienti.

Qualche Comune in Italia ha già raccolto l’invito: così a Forlì il Sindaco sta rendendo pubblica la gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, licenziando Hera e avviandosi verso una exit strategy dall’incenerimento.

Bagno a Ripoli può chiedere alla Città metropolitana che i rifiuti siano un bene comune, che si vada verso una gestione pubblica dei rifiuti, senza inceneritori, privilegiando la riduzione dell’impatto ambientale rispetto all’utile economico di società private, o dobbiamo continuare a lasciare a Quadrifoglio le scelte in materia ambientale?

pd rifiuti

 

9. DA GRANDI

Tra il blairismo di Renzi e il socialismo di Rossi, da che parte sta il PD di Bagno a Ripoli? Un comune dove il PCI superava il 60% dei voti, oggi si è invaghito delle ricette liberiste o dell’uomo forte al comando? 

Antonio Massi

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