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Leggi razziali. Anche Bagno a Ripoli fece la sua parte

Ottant’anni fa l’Italia fascista varava le leggi razziali, uno dei capitoli più dolorosi della nostra storia. L’antisemitismo diventava discriminazione, esclusione dalla vita pubblica, deportazioni.

Le leggi del 1938 avevano trovato fondamento scientifico nel “Manifesto della razza”, redatto da 10 studiosi fascisti, tra cui un antropologo ripolese.

le leggi razziali

I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo.” È il decimo punto del Manifesto della razza, logica conclusione di affermazioni come “Le razze umane esistono”; ne esistono di “grandi” e di “piccole”; il concetto di razza è “puramente biologico”; “è una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici”  (si negava in sostanza che una qualche immigrazione fosse stata capace in passato di influenzare la fisionomia razziale della nazione); “esiste una pura razza italiana” (ariana); “gli ebrei non appartengono alla razza italiana”.

Lidio Cipriani

Tra i dieci docenti universitari che avevano redatto il Manifesto della razza, compare Lidio Cipriani, originario di Bagno a Ripoli, figura assai discussa nel panorama antropologico italiano per aver manifestato a partire dal 1931 teorie dichiaratamente razziste ed aver appoggiato con i suoi scritti l’azione del regime fascista che in quegli anni era impegnato nella conquista dell’Etiopia. Il diritto dei “bianchi” allo sfruttamento coloniale dell’Africa derivava secondo Cipriani dalla inferiorità biologica dei “neri”:

Generalmente il Negro impressiona per il suo contegno da fanciullone incorreggibile – scriveva Lidio Cipriani –, per la sua disposizione ad una allegria infantile e ai passatempi ingenui a cui nessun Bianco normale si darebbe. Sfugge quanto più può dall’applicare, alla maniera nostra, le sue facoltà mentali ed il suo agire è assai poco per ragionamento e molto per imitazione, specialmente quando trasportato a vivere nel seno della civiltà.

Dominati dagli impulsi naturali e dalla ricerca dell’ozio e dei piaceri individuali, i «negri» sono privi di qualsiasi capacità logico-critica e non concepiscono l’idea del lavoro: piuttosto che costruire una strada o scavare un pozzo, il «negro» preferisce abbandonarsi ogni giorno, senza preoccupazioni di sorta, ai suoi piaceri prediletti, quali il cicaleggiare per ore e ore su argomenti insulsi ripetuti all’infinito, il saltare, il far rumore e talora il litigare o il sollazzarsi con le sue donne. Tutto il resto, per qualsiasi di loro, vale assai meno.

CPR foto2

Lidio Cipriani. Viaggiatore, naturalista, ...

Nato a Bagno a Ripoli il 17 marzo 1892, Lidio Cipriani sulle colline intorno a Firenze sviluppa fin da giovane un forte interesse per i fenomeni naturali, studiando il comportamento di uccelli e insetti. Da qui l’iscrizione alla Facoltà di Scienze Naturali, dove nel 1923 si laurea con una tesi in Antropologia. Dopo aver ottenuta la libera docenza hanno inizio una lunga serie di viaggi che, nel corso di numerosi anni, lo porteranno ad attraversare l'Africa, l'India, l'Europa, l'America e ad esplorare, infine, le poco conosciute foreste delle isole Andamane (India).

CPR foto3

Ai viaggi Cipriani accompagna numerosi scritti, dove emergono sempre più le sue teorie dichiaratamente razziste e il suo sostegno alla politica razzista del regime fascista, fino al contributo alla stesura del Manifesto della Razza, pubblicato per la prima volta il 14 luglio 1938 sul Giornale d’Italia. Nel 1935 ottiene anche il titolo di cavaliere dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia per i suoi meriti scientifici, assegnatogli da Vittorio Emanuele III.

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Ma la vita e la brillante carriera accademica di Cipriani subiscono pochi anni dopo un cambio di rotta, pari a quello di Badoglio dell'8 settembre 1943... Già nel 1940 – per motivi poco chiari, ma con l’accusa di aver venduto a proprio vantaggio maschere e altri oggetti di natura antropologica raccolti nel corso delle sue missioni, sovvenzionate con soldi pubblici –, Cipriani era stato esonerato da tutti gli incarichi accademici e radiato "per indegnità" anche da tutte le società scientifiche e culturali di cui era membro. Quindi, nel giugno 1945, alla fine della guerra, viene arrestato a Firenze e condotto nel carcere di S. Vittore a Milano, sotto l'accusa di essere stato uno dei firmatari del Manifesto della razza. Verrà liberato sette mesi dopo in seguito a un'ordinanza di non luogo a procedere.

Negli ultimi anni della sua vita, sempre più isolato e spesso ostacolato per i suoi legami con il fascismo e le sue posizioni razziste, si dedica di nuovo ai suoi interessi giovanili: lo studio degli animali e del loro comportamento. Un settore di ricerca – l’etologia – che di lì a poco avrebbe assunto notevole rilevanza.

L'8 ottobre 1962, all'età di settantanni, Cipriani muore, per le complicazioni di due operazioni allo stomaco. Sulla tomba chiede che vengano incise, accanto al nome, due semplici parole: "Viaggiatore - Naturalista". 

 

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Cfr. Jacopo Moggi-Cecchi, "La vita e l'opera di Lidio Cipriani", in Archivio Fotografico Toscano, 1990, n.11.

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