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Quando eravamo francesi (parte 2)

«...furono moltiplicate ed ampliate le strade in servigio al commercio, eretti ponti, abbellite e illuminate le città...».

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Dopo l’occupazione del 1799, i Francesi tornarono a Firenze una seconda volta il 6 ottobre 1800, e lo fecero per dar vita al Regno d’Etruria sotto la guida di Lodovico di Borbone Parma, anziché reinsediare sul trono il granduca Ferdinando III. Ma questo regno fantoccio durò lo spazio di pochi anni. Nel 1807 le truppe francesi occuparono di nuovo la Toscana, che dall’anno successivo venne annessa al dominio diretto dell’Impero napoleonico.

francesi2 cartografia«Fu il governo francese per i Toscani insopportabile e duro, perché governo assoluto e di reggimenti non proprj al carattere di docile Nazione», scrisse in proposito Emanuele Repetti, che ne fu testimone diretto. «Non vi fu famiglia, cui non contristasse la fatal coscrizione; increbbero i diritti riuniti; pesò il prepotente comando. Pure fra tanti mali fuvvi alcun bene. Si migliorarono le branche amministrative per la precisione, l’ordine e il rigore introdottivi; furono moltiplicate ed ampliate le strade in servigio al commercio, eretti ponti, abbellite e illuminate le città, protetti gli ingegni, incoraggiate le arti e le manifatture coll’erigere a incremento di esse il Conservatorio annesso all’Accademia delle Belle-Arti con una confacente biblioteca. Piacque la pubblicità dei giudizi, la sollecitudine nelle sentenze, la bontà delle leggi civili, la severità nella procedura commerciale, e ciò che più monta, restò esonerato e liberato lo Stato di ogni suo debito per mezzo dei beni e delle soppresse corporazioni morali».

Dal punto di vista amministrativo vennero istituiti tre dipartimenti (Arno con capoluogo Firenze, Ombrone con capoluogo Siena e Mediterraneo con capoluogo Livorno) e una più capillare suddivisione delle Comunità, ora Mairies, molte delle quali vennero ridotte nelle dimensioni. Bagno a Ripoli perse tutto il territorio al di là dell’Arno: Varlungo, Settignano e Rovezzano, che ne divenne il capoluogo. 

francesi2 stemmaLe insegne locali scomparvero in favore dell’aquila imperiale coronata, simbolo esclusivo e univoco di uno stato fortemente accentrato. Le stesse città dovettero subire una revisione dei propri simboli identitari e anche il giglio fiorentino fu sostituito da un semplice giaggiolo con tanto di stelo e foglie.

Anche l’Archivio Storico del Comune di Bagno a Ripoli conserva una ricca documentazione relativa a questo periodo breve ma intenso. Per la prima volta lo Stato si prendeva carico dell’anagrafe dei propri cittadini, istituendo i registri di nascita, di morte, di matrimonio e divorzio, una funzione fino ad allora demandata ai parroci.

La Chiesa soffrì molto il vento libertario e riformatore proveniente da Parigi e perse gran parte dei privilegi che per secoli avevano costituito una consuetudine. Molte istituzioni e compagnie religiose vennero secolarizzate, accorpando al demanio statale i beni che possedevano. Tra i monasteri soppressi troviamo quello di Santa Maria al Bigallo, che da quel momento cessò di assolvere tale funzione. Le monache vennero separate e disperse in vari monasteri, mentre il vasto edificio fu messo in vendita e acquistato dalla famiglia Zampini, che lo ridusse a civile abitazione, pur continuando a far officiare l’oratorio. 

Oltre a questo, la Chiesa trovò nel nuovo governo, di ispirazione massonica, forti e insanabili contrasti di natura morale. «Il mal costume regnava sfacciatamente», scriveva in proposito Filippo Traballesi, canonico della cattedrale di Fiesole. «Il sesso era diventato senza pudore, senza verecondia. La gioventù senza freno. Gli uomini, le donne, senza riserva nelle parole [...]. Non mancavano femmine onorate che conservavano le regole del pudore e della verecondia e della modestia cristiana. Ma di che cosa non è capace il mal costume quando si è fatto pubblico? Assuefatto l’occhio a certi spettacoli, ingannava questi sé stesso».

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Il dominio diretto dei francesi in Toscana ebbe temine nel febbraio 1814, cacciati dalle milizie napoletane di Gioacchino Murat, alleate con l’Impero asburgico. Questa volta il Granduca di casa Lorena venne rimesso sul trono, e ci rimase fino all’Unità d’Italia. 

Michele Turchi

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