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Le Gualchiere di Remole. Un insediamento proto-industriale

Nel Medioevo uno dei più importanti usi cui venne adattata la ruota idraulica fu la gualcatura dei panni di lana, processo che conferiva a questi ultimi particolari qualità di compattezza, morbidezza, resistenza e impermeabilità. Le Gualchiere di Remole sono l’ultima testimonianza integra dei numerosi edifici disseminati, dal Medioevo in poi, lungo le rive dell’Arno. Attive per più di cinque secoli e straordinariamente conservate nelle architetture e negli annessi idraulici, costituiscono un riferimento unico nel panorama dell’archeologia preindustriale europea.

Le Gualchiere di Remole

La lavorazione e il commercio della lana costituì per la Firenze del XIV e XV secolo una delle maggiori risorse di ricchezza. Il procedimento si svolgeva in fasi distinte, ma collegate fra di loro. Dopo la filatura a la tessitura delle lane, in maggior parte quelle di ottima qualità importate dall’Inghilterra, i tessuti venivano sottoposti con particolare cura alla cosiddetta gualcatura o sodatura, operazione che permetteva di sfruttare le qualità feltranti della lana, facendo loro acquisire resistenza, compattezza e una certa impermeabilità. Dopo questo procedimento, le pezze di stoffa passavano alla tintura e quindi alla finitura, che prevedeva le fasi di garzatura, cimatura e lustratura.

Le attività che richiedevano minori spazi e attrezzature limitate (filatura, tessitura, rifinitura) venivano spesso svolte a domicilio, sia in città che nel contado. Si ha notizia per esempio degli stamaioli, in genere uomini e donne di povera condizione, che filavano lo stame ottenendo il filo di lana. Un cronista dell’epoca ci informa che i consoli della potente Arte della Lana avevano “consigliato” i vescovi di Firenze e Fiesole di far dire a cappellani e a priori delle chiesette di campagna, nei giorni di Natale, Resurrezione e Pentecoste, che chi filava stame annaspando la matassa con più di un filo veniva ammonito una prima e una seconda volta, incorrendo poi nella scomunica. Una volta ottenuto il panno, questo veniva affidato alle cure di altri lavoratori, di solito piccoli artigiani che svolgevano la propria attività concentrati in un unico spazio, che in certi casi la toponomastica cittadina ricorda ancora (corso Tintori, via de’ Cimatori, via delle Caldaie, via de’ Vagellai, ecc.).

Altri procedimenti richiedevano invece l’uso di appositi impianti, spesso costosi e di grandi dimensioni, come i tiratoi per l’asciugatura delle stoffe o le gualchiere. Il procedimento di gualcatura avveniva per mezzo di una coppia di mazzi o folloni, specie di grossi martelli in legno sollevati da camme azionate dalla forza idraulica e lasciati ricadere ritmicamente sulle pezze di tessuto, poste in delle cassette di legno dette pile. Per facilitare il processo, i tessuti venivano imbevuti con una soluzione di cenere, argilla e orina fermentata disciolta in acqua calda. Si trattava di veri e propri impianti proto-industriali, che necessitavano di ingenti investimenti per la loro realizzazione. Posizionati inizialmente in città, furono con l’andar del tempo decentrati nelle zone periferiche sia per sfruttare meglio la corrente dell’Arno, che per allontanare dalla città il rumore e il cattivo odore che producevano.

Le Gualchiere di Remole

Le gualchiere di Remole prendono nome dalla pieve di San Giovanni Battista a Remole, sulla sponda opposta dell’Arno, località oggi nota come Sieci. Furono fatte edificare ex novo nel 1326 dai cinque figli di Lando degli Albizi e includevano inizialmente cinque pile, incrementate a quattordici ai primi del XV secolo. L’acquisizione di nuova documentazione permette di confutare la tesi di Carocci, che all’inizio del XX secolo sosteneva: «fu questo il Castel di Remole del quale si hanno memorie fin dal X secolo; un potente fortilizio che col volger dei secoli si trasformò in un centro di pacifica e proficua attività commerciale».

Enzo Salvini fu il primo a evidenziare che le gualchiere di Remole furono concepite secondo un progetto per l’epoca all’avanguardia, in modo da razionalizzare al meglio la produzione. Altrettanto accurato fu il loro posizionamento in un punto nel quale la corrente dell’Arno è più veloce e costante, poco dopo la confluenza della Sieve. Prendono forza grazie all’ampia pescaia che ancora si vede in località Le Sieci, dalla quale si dirama la gora di carico, lunga quasi mezzo chilometro e con un dislivello di quattro metri.

Le Gualchiere di Remole

L’edificio presenta una forma quadrangolare allungata, con due torricelle alle estremità collegate da un corpo di fabbrica più basso. Nella parte posteriore si trova un piazzale, un tempo cinto da muri, sul quale si affacciava il borghetto dei gualchierai e altri edifici a uso di magazzino. Al termine della gora si trovava un mulino, documentato fin dal 1427.

Una inchiesta fiscale dei Capitani di Parte Guelfa del 1425 documenta quattro stabilimenti per la sodatura dei panni, tutti di proprietà degli Albizzi, posti in località Rovezzano, Quintole, Girone e Remole. Nel 1451 l’Arte della Lana rilevò una parte della proprietà delle gualchiere di Remole dai Sassetti, e l’anno successivo la restante parte dai Rucellai, consorziati con i Valori. La potente corporazione dei lanaioli fiorentini, che nel 1610 portò a diciannove il numero delle pile, gestì l’impianto fino al 1782 quando fu soppressa, lasciandone la proprietà in un primo momento all’Opera di Santa Maria del Fiore, quindi (nel periodo napoleonico) alla Camera di Commercio. Attualmente ne è proprietario il Comune di Firenze, anche se si trovano nel territorio di quello di Bagno a Ripoli. 

Michele Turchi

 

La proposta di Parco Fluviale dell’Arno

BIBLIOGRAFIA

  • Guido Carocci, I dintorni di Firenze, II, Sulla sinistra dell’Arno, Firenze, Galletti e Cocci, 1907, pp. 54 e segg.
  • Hidetoshi Hoshino, L’Arte della Lana in Firenze del basso Medioevo, Firenze, Olschki, 1980.
  • Enzo Salvini, Un flash di archeologia industriale: le «gualchiere» trecentesche di Remole (FI), in «L’Universo», 1 (1982).
  • Florestano Cuda e Alessandro Guido, Le Gualchiere di Remole. Un “monumento” di preistoria industriale, in «Arti & Mercature», 1-3 (1995).
  • Le ruote della fortuna. Le Gualchiere di Remole e il territorio del fiume Arno, a cura di Oberdan Armanni, Firenze, Polistampa, 1999.
  • Berlinghiero Buonarroti, Il triangolo delle gualchiere. Itinerari nella valle dell’Arno del Comune di Fiesole, Firenze, Polistampa, 2013, pp. 200-215.
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