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Odonomastica (4): i personaggi del territorio

Chi erano i fratelli Orsi? Quanti di noi conoscono Vincenzo Bartolini e Gaspero Sani, che hanno dato nome a due borghi in quel di Grassina? Ci sono anche donne nello stradario di Bagno a Ripoli? O serviranno le quote rosa per riconoscere un po' di gloria all'altra metà del cielo?

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Parte Quarta – Genius loci: i personaggi del territorio

Anche in questa parte, che conclude l’argomento, procederò per categorie, principiando dagli antroponimi, cioè di quei nomi, cognomi, a volte anche soprannomi che hanno lasciato il loro ricordo nella toponomastica popolare, in qualche caso ripresa da quella ufficiale.

Alcune vie prendono nome da famiglie proprietari di ville o edifici, come il borghetto dei Rosai, nei pressi della chiesa di Quarto, che già nel 1427 era proprietà di Niccholaio di Giovanni de’ Rosai. Allo stesso modo via di Fagiolari, presso Villamagna, che deve il nome all’omonima famiglia fiorentina, consorte dei Bartoli Filippi, che nel XIV secolo vi possedette una “casa da signore”. Una delle strade principali di Grassina si chiama Costa al Rosso e ricorda le proprietà che in quella zona ebbe la famiglia fiorentina degli Iacopi o Iacoppi, detti Rossi probabilmente per il loro stemma araldico, costituito da uno scudo completamente scarlatto. Via del Carota è così detta dal nome vernacolare dato a Francesco di Jacopo Caroti, che nel 1669 acquistò villa l’Avveduto, nei pressi di Ponte a Ema. Nei pressi di Rimaggio troviamo invece via del Carduccio, così denominata dal nome popolare di villa Il Tasso, fino al 1550 appartenuta alla famiglia Carducci.

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Altri antroponimi sono di origine più recente. A Grassina troviamo Borgo Bartolini e Borgo Sani, che fanno riferimento (pur col beneficio del dubbio) a Vincenzo Bartolini, «fabbro e possidente», e Gaspero Sani, «negoziante e possidente», come si legge nello Stato delle anime di San Michele a Tegolaia del 1841. Torrigiani ricorda anche Dionisio Sani, gestore di una bettola attivata nel 1871, probabilmente appartenente alla stessa famiglia. Ad Antella esiste via del Romanelli, che deve il nome a Cesare Romanelli, possidente, che nella seconda metà dell’Ottocento vi possedette una villetta con tre poderi. Via Corte Grifoni, a Ponte a Ema, deve invece il proprio nome a una famiglia di piccoli imprenditori, che possedevano un mulino a cilindri, uno a palmenti e un oleificio dove veniva prodotto olio di sansa.

Per quanto riguarda le vie intitolate a persone legate al territorio, procederemo cercando di mantenere un certo ordine cronologico, tenendo presente che delle strade coi nomi dei caduti per la Liberazione del nostro territorio si è già detto nella terza parte, alla quale si rimanda. Anche in questo caso, a personalità ben note si affiancano nomi dei quali è stato difficile trovare notizie. Ma procediamo con ordine.

Francesco Granacci (1469-1543), nato a Villamagna fu apprezzato pittore, contemporaneo a Michelangelo, coincidenza che non ha certo giovato a mettere nella giusta luce la sua indubbia vena artistica. Tra le sue opere merita una citazione il dipinto conservato presso la pieve del suo paese natale, che raffigura la Vergine col Bambino e i santi Gherardo e Donnino.

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Don Ferdinando Paoletti (1717-1801), nato a Croce a Varliano, svolse la sua funzione di pievano presso la pieve di Villamagna. Per cercare di mitigare le condizioni di cronica miseria dei mezzadri del suo popolo, si applicò nello studio delle tecniche agricole associandosi alla prestigiosa Accademia dei Georgofili. Il suo scritto più noto è Pensieri sopra l’agricoltura (1769).

A Ubaldino Peruzzi (1822-1891) sono intitolate sia la strada che porta alla villa che fu sua residenza di campagna, che la piazza principale di Antella, in mezzo alla quale campeggia un busto con la sua effige. Figura tra le più rappresentative della storia fiorentina dell’Ottocento, ebbe una parte di rilievo nel Risorgimento italiano. Con l’Unità d’Italia ricoprì più volte incarichi ministeriali e fu Sindaco di Firenze dal 1870 al 1878. Fu inoltre consigliere comunale a Bagno a Ripoli.

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Via Fratelli Orsi fa riferimento a Giorgio e Romano, figli di Ferruccio Orsi, maestro di scuola e consigliere comunale, entrambi caduti nel corso della Prima Guerra Mondiale. Giorgio, classe 1893, risulta caduto sul monte San Michele il 24 settembre 1915; del fratello non sono invece riuscito a reperire notizie. È interessante notare che gli alberi piantati lungo quella via costituivano il Parco della Rimembranza: ogni albero era stato piantato in memoria di un caduto ripolese della Grande Guerra.

Giovanni Procacci (1893-1917), discendente di una famiglia notabile ripolese, proprietaria di una villa nei pressi della pieve di San Pietro. Risulta caduto a Monte Forno il 10 giugno 1917. Per i caduti figli di mezzadri, nella migliore delle ipotesi, ci si limitò al nome inciso sul tronco di un tiglio e qualche lapide nei cimiteri, come se il loro sangue fosse stato meno prezioso di quello dei figli dei notabili.

Giovanni Frizzi, nato nel 1882, lavandaio di Rimaggio, aderì al Partito Socialista e risulta schedato fin dal 1915. Protagonista del cosiddetto “biennio rosso”, nel 1919 partecipò ai moti per il caro viveri e l’anno successivo fu eletto sindaco di Bagno a Ripoli, primo socialista a ricoprire l’incarico. Il nascente squadrismo fascista, dopo averlo fatto arrestare con accuse infondate, lo costrinse alle dimissioni con reiterate minacce, nel giugno 1922.

Don Narciso Paoletti, per sessant’anni parroco di San Pietro a Ema, fu fervente antifascista, tanto che più volte fu fatto segno di minacce non solo verbali. Attivo promotore di iniziative sociali, prima fra tutte l’associazione di Azione Cattolica “Pio IX”, nata nel 1903 e della quale fu socio anche Gino Bartali.

Bruno Cocchi (1920-2003), di Antella, sindaco di Bagno a Ripoli per 4 mandati, dal 1956 al 1975. Si trovò a governare il territorio in anni cruciali, con la fine della mezzadria, l’espansione edilizia (che seppe sviluppare per mezzo di un Piano Regolatore), la carenza di aule scolastiche, i cantieri dell’autostrada, della direttissima, dell’ospedale di Ponte a Niccheri. Il suo ricordo resta vivo tra la popolazione.

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Manuela Masi (1952-1979), fu attivista politica e poetessa dilettante, stroncata nel fiore degli anni da un male incurabile. La sua scomparsa destò una viva emozione, anche in relazione delle sue qualità morali e del suo costante impegno sociale. In sua memoria, e per suo espresso desiderio, i genitori si impegnarono a dar vita al “Calcit” Chianti Fiorentino, un’associazione di volontariato che si occupa di prevenzione dei tumori e assistenza ai malati terminali. Porta il suo nome anche un concorso nazionale di poesia, che si tiene ogni anno, a maggio.

In conclusione, resta da notare che Manuela è una delle quattro donne alle quali è stata intitolata una via nel territorio comunale di Bagno a Ripoli. Le altre sono Anna Kulishoff, Anna Maria Enriques Agnoletti e Tina Lorenzoni, delle quali si è detto nei capitoli precedenti. Spetta a loro il compito di rappresentare “l’altra metà del cielo” nell’ambito delle strade ripolesi. Tre su ottantotto, un misero 3,4% che costituisce un dato eloquente e anche sorprendente per un comune che è sempre stato amministrato dalla Sinistra. 

Michele Turchi

 

Un ringraziamento a particolare a Roberto Baldini, Silvano Guerrini e Antonio Massi, l’aiuto dei quali è stato determinante per l’identificazione di alcuni dei personaggi qui recensiti.

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ODONOMASTICA: LE STRADE DEL COMUNE DI BAGNO A RIPOLI

PARTE 1 – Non tutte le strade portano a Roma...

PARTE 2 – Poeti, pittori, qualche santo... e tanti politici

PARTE 3 – Le strade della Resistenza

PARTE 4 – Genius Loci: i personaggi del territorio

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