Back Sei qui: Home Arte e Storia Categorie Economia e Territorio Terzano o Favale? Questo il dilemma...

Terzano o Favale? Questo il dilemma...

Suonerebbe bene dire tertium non datur... Invece una terza possibilità gli storici l'hanno avuta, dopo un paio di errori sulle origini di Terzano.

Terzano Repetti-Ranunculus

Emanuele Repetti, geografo della prima metà del XIX secolo, scriveva alla voce “Terzano” del suo monumentale Dizionario Geografico, Fisico, Storico della Toscana (1833-1846): «Se non prendo errore la chiesa di S. Lucia a Terzano dovrebbe corrispondere a quella di Favale stata fino dal secolo XI di padronato della casa Renuccini, mentre la quarta parte di essa con i suoi beni nel 1066 venne assegnata in dote con molte altre chiese dei contorni di Firenze al Monastero di S. Pier Maggiore dalla sua fondatrice, donna Gisla vedova di Azzo di Pagano».

La chiesa di Santa Lucia in Favale, oggi non più esistente, si trovava invece nel territorio comunale di Greve in Chianti e fu soppressa come chiesa parrocchiale nel 1438, per essere unita a quella di Santa Maria di Panzano. Il Repetti dunque l’errore se lo prende, e con lui tutti quelli che hanno preso per buona la notizia senza sentirsi in dovere di verificare, a cominciare dal nostro buon Luigi Torrigiani. Nel volume 17 del suo manoscritto Il Comune del Bagno a Ripoli, tuttora inedito, tenta di spiegare l’origine del toponimo associandolo a «quel fiorellino giallo splendente, il Ranunculus ficaria di Linneo, che nasce e fiorisce nel principio di primavera, detto favagello, chiamato anche Terzanella dal quale deve essere derivato l’attuale nome di Terzano».

Terzano SLucia 350In realtà il toponimo è uno di quelli che l’ancora autorevole Silvio Pieri (Toponomastica della Valle dell’Arno, 1919, p. 188) enumera tra i nomi locali derivati da nomi personali latini. Si tratta di uno di quei toponimi noti come “prediali”, derivati dalle proprietà di un certo Tertius, dal quale è derivata la forma latina Tertianus, in seguito volgarizzata in Terzano.

La chiesa di Santa Lucia conserva una architettura medievale, con solidi paramenti murari in filaretto di alberese, pietra che abbonda in loco, e un bel portale asimmetrico rispetto alla mezzeria, che rimanda all’architettura del XIII secolo. Ne furono antichi patroni gli Adimari e i Cappiardi, e in seguito i Bardi, che nel 1339 donarono una parte dei diritti al vicino ospedale del Bigallo. Ed è a questi ultimi – il Bigallo e i Bardi – che si riferisce lo stemma che ancora si vede sulla facciata. 

Michele Turchi

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