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Una diga a Vallina per proteggere Firenze

Come sarebbe cambiata la valle dell'Arno a monte di Firenze, se al tempo del Granduca Cosimo I avessero realizzato una grande diga per proteggere la città dalle piene del fiume? 

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Quest’anno, nel cinquantesimo anniversario dell’alluvione del 1966, il tema dell’Arno e delle sue periodiche esondazioni, alcune delle quali disastrose, è tornato di moda. Un tema che le sempre più frequenti piene di torrenti come l’Ema contribuiscono a mantenere sempre attuale. Moda a parte, il problema continua a persistere e Firenze è ben lungi dall’essere protetta da tale eventualità. Gli straripamenti dell’Arno dei quali si abbia memoria sono stati numerosi. Tra quelli che hanno allagato l’area urbana, Ugo Losacco ne ricorda quarantadue dal 1177 al 1966, classificati in tre eccezionali, sette con inondazione di buona parte della città, tre medie e ventinove minori. È quanto meno curiosa la coincidenza che per ben quattro volte l’alluvione si sia verificata il 4 novembre, inclusa quella del 1333 ricordata come particolarmente disastrosa. 

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Nel corso dei secoli numerosi sono stati i progetti per mettere al riparo la città dalle furie del suo fiume, anche se ben pochi sono stati gli interventi realmente efficaci. Tra i progetti mai realizzati, uno in particolare attira la nostra curiosità, per il semplice fatto che – se mai fosse stato messo in atto – avrebbe cambiato non poco la conformazione della valle del fiume a monte di Firenze.

A idearlo fu l’ingegnere idraulico pratese Girolamo di Pace, che nel suo «Discorso dei fiumi» del 1558 lo propose all’attenzione del Granduca Cosimo I, in un periodo in cui le esondazioni del fiume erano state particolarmente frequenti: 1520, 1544, 1547, 1557 e lo stesso 1558. La sua idea era quella di costruire un grosso terrapieno di sbarramento a monte di Firenze, lasciando all’acqua una via di fuga avente una luce uguale o minore della strozzatura critica costituita dalle tre arcate del Ponte Vecchio. In questo modo un afflusso maggiore sarebbe stato trattenuto dalla diga, creando un lago temporaneo che avrebbe messo in salvo la città.

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Il punto ideale per la costruzione della diga era stato individuato tra Rignalla e San Michele a Compiobbi, in un punto in cui le sponde del fiume sono strette (44 metri) e il fondale costituito da solida pietra. Lo stesso punto – guarda caso – in cui oggi si propone la realizzazione di un doppio ponte per rendere più scorrevole la viabilità in corrispondenza dell’abitato di Vallina. Un progetto che la presenza della diga avrebbe anticipato di ben quattro secoli.
Se il progetto di Girolamo di Pace fosse stato preso in considerazione, una poderoso terrapieno avrebbe sbarrato il corso dell’Arno poco a valle della chiesetta di San Michele a Compiobbi, che si affaccia sulle acque del fiume e, in caso di alluvione, sarebbe stata completamente sommersa dalle acque insieme alle due sponde di Compiobbi, formando temporaneamente un lago artificiale. Per rendere più agevole il deflusso delle acque, sarebbe inoltre stato necessario raddrizzare il corso del fiume in corrispondenza dell’ansa del Girone.

Una soluzione semplice ed efficace, almeno sulla carta, la cui efficacia venne però messa in discussione fin da subito, anche per gli alti costi di realizzazione, tanto da non venir mai presa in considerazione.

Per tutta risposta l’Arno, nel mezzo secolo successivo allo studio di Girolamo di Pace, continuò imperterrito a inondare la città del Fiore, uscendo dagli argini altre cinque volte (1560, 1579, 1589, 1590, 1598).

Michele Turchi


Per maggiori dettagli sul progetto di Girolamo di Pace, con allegati disegni esplicativi, v: Berlinghiero Buonarroti, Il Triangolo delle Gualchiere. Itinerario storico nella valle dell’Arno del Comune di Fiesole, Firenze, Polistampa, 2013, pp. 117-121. 

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