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Back Sei qui: Home Arte e Storia Categorie Arte e Architettura I "Sette Santi" del Lippi nella Pieve di Antella

I "Sette Santi" del Lippi nella Pieve di Antella

Una grande tela a olio sopra uno degli altari della Pieve di Antella conserva un'antica vista della pieve e dei suoi dintorni. Quasi una cartolina “spedita” tre secoli e mezzo or sono...

Citata per la prima volta il 4 novembre 1040 come «S.te Marie sito Utinula», la pieve di Antella è riferibile nella sua attuale struttura ai primi anni del XII secolo. Si presenta all’esterno con una lineare facciata a conci di filaretto d’alberese, di un bel colore avorio. Il portale, protetto da una piccola tettoia, presenta l’architrave originale sorretto da mensole convesse e un bell’archivolto a tutto sesto in marmo bianco e serpentino alternati, bicromia che viene ripresa dall’occhio circolare soprastante, inesistente prima dei restauri degli anni Venti del Novecento. Più in alto un secondo occhio di minori dimensioni è invece delimitato da una spessa cornice in laterizio.

Antella facciata

L’interno presenta un’ampia struttura ad aula, a differenza della maggior parte delle pievi esistenti nel territorio fiorentino, edificate secondo il classico impianto a tre navate. I restauri del secolo scorso hanno ripristinato l’originale copertura a capriate lignee e il paramento in conci calcarei. Caratteristico l’arco che divide l’aula dal presbiterio, reso nella stessa bicromia a bozze di marmo bianco e verde già riscontrata in facciata. Il presbiterio, oggi concluso da un vasto coro quadrangolare, presentava in origine un abside semicircolare, in seguito demolito.

Antella internoDel tutto peculiare la presenza del piccolo oratorio annesso intitolato all’Assunzione, oggi usato come sacrestia, che presenta una struttura indubbiamente romanica, con copertura a capriate, abside semicircolare e finestrelle a doppio strombo. In questo edificio, di dimensioni contenute e disposto secondo un diverso asse orientamento, si riconosce la prima struttura dell’edificio plebano.

La torre campanaria, probabilmente coeva alla pieve e da questa distaccata di qualche metro, è indubbiamente una delle più belle e artisticamente compiute tra quelle esistenti nel contado fiorentino. Alta trentasette metri, mostra una successione di due monofore, una bifora e tre trifora, oggi parzialmente accecate anche a causa del collocamento dell’orologio.

Tra le tante chiavi di lettura per apprezzare la pieve di Santa Maria all’Antella, edificio ricco di arte e storia che meriterebbe un approfondito studio monografico, è il caso di soffermarsi in questa sede su uno dei suoi cinque altari. Si tratta del secondo addossato alla parete di sinistra, entrando in chiesa.

Nelle lesene si vede scolpito un blasone partito, che presenta le armi accollate dei Dell’Antella (d’argento allo scaglione di rosso) e degli Scali (d’azzurro, alla scala di tre pioli d’oro), accollato alla “croce ottopuntata di rosso” dell’Ordine di Santo Stefano. L’altare fu quasi certamente fatto realizzare da Donato di Niccolò Dell’Antella (1597-1666), priore dell’Ordine di Santo Stefano, che nel 1631 aveva sposato in seconde nozze Maria Maddalena Scali. Carocci attribuisce il secondo stemma alla famiglia Galilei, il cui blasone differisce da quello degli Scali solo per gli smalti, qui assenti. La genealogia della famiglia Dell’Antella chiarisce tuttavia l’attribuzione.

Antella Lorenzo Lippi
L’altare è dominato da una grande tela a olio eseguita da Lorenzo Lippi nel 1660, dal titolo La Madonna dona l’abito ai Sette Santi Fondatori, che raffigura i cosiddetti Santi Fiorentini, fondatori dell’ordine dei Servi di Maria. Tra questi si riconosce la figura di San Manetto Dell’Antella, che tiene in mano un messale sul quale spicca il blasone della famiglia d’origine. L’opera è preziosa anche perché, in basso a destra, l’artista ha dipinto la pieve di Antella, l’attigua canonica e il tabernacolo del ponte sull’Isone nel loro aspetto del XVII secolo.

Antella 1660
Una immagine ancor più preziosa, che ci mostra la pieve già molto simile a quella attuale, con l’oculo sulla facciata, al di sopra della porta, affiancata dall’alta torre campanaria e dall’ampio palazzo della canonica. Sulla destra si nota il tabernacolo al ponte sull’Isone, distrutto per cause belliche nel 1944. La cosa che colpisce di più è il fatto che la pieve appare in mezzo al nulla. 

Quasi una cartolina “spedita” tre secoli e mezzo or sono.

Michele Turchi

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