Back Sei qui: Home Arte e Storia Categorie Arte e Architettura La badia di Sant’Andrea a Candeli

La badia di Sant’Andrea a Candeli

Quella che oggi è la chiesa di Sant’Andrea a Candeli fu fin da tempo remotissimo un monastero che sorgeva nel borgo omonimo sulla riva sinistra dell’Arno, all’inizio della strada che sale verso Villamagna. Il toponimo, di chiara derivazione latina (dal personale latino Candilius), denota una frequentazione del luogo fin dall’epoca più antica.

SAndrea a candeli 1

Del monastero, in origine benedettino, si ha traccia fin dal 1054, quando la badessa Sofia del monastero di Rosano concedeva alcune terre in affitto all’abate del monastero di Sant’Andrea a Candeli, atto riconfermato nel 1130 in favore dell’abate Pietro. Nel 1203 si ha notizia dell’abate Alberico di Candeli, che dichiarava di aver prestato denaro contro terreni ricevuti in pegno, terreni che faceva coltivare ricevendone la metà dei frutti e trattenendo l’altra metà come restituzione del denaro prestato.

S.Andrea a Candeli

Nel 1218, per bolla di papa Onorio III, il monastero di Candeli fu concesso ai riformati Camaldolesi. Dalle Rationes Decimarum di fine XIII secolo si ha traccia dell’esistenza di uno «Hospitale monasterii S. Anderee de Candicolis» che, come altri similari, aveva funzione di ricovero per la cura degli ammalati e l’assistenza ai viandanti e ai pellegrini che transitavano lungo la via di Villamagna.

Con bolla del 11 maggio 1526 di papa Clemente VII, emessa per riguardo dell’abate Canigiani, nel monastero di Candeli subentrarono i Vallombrosani, che vi rimasero quasi ininterrottamente fino alla soppressione del monastero, avvenuta nel 1809. Il “quasi” è dovuto al periodo compreso fra il 1652 e il 1713, durante il quale la funzione regolare fu soppressa e la cura del popolo affidata al clero secolare.

S. Andrea a Candeli

La chiesa di Candeli, completamente ristrutturata nel 1735-36 sotto la direzione di Vittorio Barbieri, più niente conserva delle sue più antiche strutture. All’esterno si presenta preceduta da un nartece a unico fornice, che reca al suo interno due stemmi trecenteschi tolti da antiche sepolture, ormai quasi del tutto illeggibili. L’interno della chiesa si presenta ad un’unica navata con tre cappelle lungo ciascun lato, e una scarsella rettangolare dietro l’altar maggiore. La ricca decorazione, che il Carocci definì «esuberantemente adorna di stucchi», ben poco ha a che vedere con l’aspetto più semplice che la chiesa dovette avere nei secoli precedenti. Sul primo altare a destra si conserva una tavola raffigurante la Madonna nell’atto di allattare il Bambino, opera della prima metà del XV secolo attribuita alla mano di Bicci di Lorenzo, particolarmente venerata dal popolo e invocata in caso di tempeste e temporali.

S. Andrea a Candeli stemmi

Al di sopra dell’altare maggiore si nota lo stemma dei Giraldi, che possedettero la vicina villa La Massa: un leone nero coronato d’oro, nel campo d’argento. Di fianco alla chiesa, sulla porta del monastero, si nota l’emblema “parlante” del monastero: due candele accese, legate in forma di croce di Sant’Andrea; questo stemma compare anche nell’abside, all’interno della chiesa.

S. Andrea a candeli epigrafi

Nel corso dei lavori di restauro settecenteschi tornarono alla luce due frammenti di arco marmoreo oggi conservati presso i depositi del museo di San Marco a Firenze, un tempo parte della porta d’accesso alla chiesa dal chiostro. Restano visibili due scene scolpite a bassorilievo in stile romanico e una iscrizione datata 1177. L’opera fu realizzata, o molto più probabilmente commissionata, dall’abate Giovanni, in occasione della pace firmata a Venezia tra l’imperatore Federico I “Barbarossa” e papa Alessandro III. Nella prima scena è rappresentata la conversione degli apostoli Pietro e Andrea, nell’altra si vede il Cristo che benedice un monaco, forse lo stesso abate Giovanni. Nella descrizione che ne fa il Salmi, «le figure, sopra un unico piano, dalle teste grosse, il modellato e le pieghe convenzionali e molteplici, indicano sempre una povertà espressiva, pure accennando nel tenue rilievo un carattere locale attraverso ricordi bizantini: carattere affermato anche nella cornicetta che la contorna». 

Michele Turchi 

Articoli correlati
Bianca Cappello, la signora del Palio

Amori, intrighi, vita di corte... È in onore della granduchessa di Toscana che, a Bagno a Ripoli, la seconda domenica di settembre si disputa ogni anno la Giostra della Stella, giunta all’edizione numero 38.

Candeli e dintorni in una 'foto' datata 1450

Un affresco nella sacrestia della chiesa di San Niccolò in Oltrarno, a Firenze, ci mostra una veduta della parte più orientale del Pian di Ripoli, tra l’Arno che si staglia al centro della scena e il colle dell'Incontro sullo sfondo. Nel mezzo Candeli, Rimaggio, Villa La...

Il Comune

Bagno a Ripoli Stemma
Il Comune di
Bagno a Ripoli

Osteria Nuova

Storie di un paese
Storie
di un paese

Compihobby

Compihobby
Archivio del
tempo che passa

Rignano

Rignano archivio
Archivio del
tempo che passa

SIRA

marchio sira
Toponomastica
delle località

Bath on the River utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. I cookie non registrano alcuna informazione personale sull'utente, ed eventuali dati identificabili non verranno memorizzati.