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Tra Bardi e Peruzzi: le due chiese di Ruballa

Poche anime, ma ben due parrocchia per la loro cura. A Ruballa le chiese erano due e Michele Turchi ha provato a capire il perché...

Osteria Nuova un tempo si chiamava Ruballa. Un toponimo che alcuni fanno derivare dal nome personale Rubius, espresso al diminutivo; altri da Urballa, di probabile origine germanica, citato in un documento del 1038. Il toponimo non è tuttavia esclusivo delle colline di Bagno a Ripoli, esiste anche la chiesa di San Gaudenzio a Ruballa, nei pressi di Certaldo. In ogni caso, a partire dal XIX secolo, il borgo in via di formazione prese nome dall’osteria con stazione di posta per il cambio dei cavalli lungo la nuova via Regia Postale Aretina, voluta dalla nuova dinastia lorenese.

San-Giorgio-a-Ruballa 600
Il vecchio toponimo sopravvive comunque nella denominazione delle chiese. Sì, perché a Osteria Nuova da sempre amano fare le cose in grande e le chiese sono due. Non si tratta di una circostanza frequente, ma neppure così rara. In genere gli storici spiegano situazioni come questa col fatto che una delle due era in origine la cappella del castello, a beneficio del signore e della sua corte, l’altra la chiesa del popolo. A Ruballa però di castelli non c’è traccia, anche se in passato mi ero fatto abbindolare dagli scritti immaginifici e romantici di Passerini e Torrigiani e avevo provato a localizzarlo, trovandomi però con un pugno di sabbia al momento di cercare delle prove plausibili, quella stessa sabbia sulla quale avevo costruito le mie ipotesi.

Documentate entrambe per la prima volta nel 1260, al tempo di Montaperti, le due chiese nel XIII secolo erano in mano a due agguerrite famiglie ghibelline. Quella di San Giorgio aveva per patroni i Pilastri, ai quali la contesero prima gli Alamanni (senza successo) e poi i Bardi, che riuscirono ad acquisire un terzo del patronato. Nel 1326, con l’estinzione della famiglia Pilastri, un terzo dei diritti passò per lascito testamentario alla badia cistercense di Settimo; l’altro terzo fu sempre del popolo.

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La chiesa di San Quirico, più in collina, nel XIII secolo fu patronato dei Cappiardi, i diritti dei quali, una volta che la parte Guelfa ebbe consolidato il proprio potere, nel 1314 furono donati ai Peruzzi, che in quel popolo e in quello confinante di Baroncelli concentrarono una gran parte dei loro beni in contado.

Le due ricche e potenti famiglie di banchieri dotarono le due chiese di opere d’arte di ottima fattura, in particolare due Croci su tavola e due Madonne col bambino. Oggi lo spopolamento delle campagne rende del tutto superfluo lo sdoppiamento delle parrocchie, riunite sotto un unico parroco. Ma le mura di questi due antichi edifici di culto hanno ancora molto da raccontare... 

Michele Turchi

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Per maggiori informazioni sulle chiese di Ruballa e sul paese di Osteria Nuova vedi: Michele Turchi, Storie di un paese. Indagine sul territorio di Osteria Nuova, 4 volumi (+ 1 in corso di stampa), 1993-2016.

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