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La Croce di Rosano

Una lezione di storia dell'arte in pochi chilometri quadrati. Quattro Crocefissi raccontati da Michele Turchi, dal Christus triumphans dell'abbazia di Rosano al Christus patiens di Santo Stefano a Paterno, di San Quirico e di San Giorgio a Ruballa.

Croce Rosano coll-Petrioli
Secondo una tradizione riferita dagli Annali Camaldolesi, l’abbazia benedettina di Rosano sarebbe stata fondata nel 780 da un certo Urso o Ursone e dalla di lui moglie, Rosana, dalla quale avrebbe preso nome il monastero. Il documento più antico in cui si trova menzionato è del 1003, quando la badessa Rolinda dette a livello dei terreni agricoli a un certo Ildo del fu Andrea.

Il complesso monastico, oggi compreso nel Comune di Rignano sull’Arno, include una chiesa a tre navate con abside semicircolare; il presbiterio è sopraelevato, soprastante una cripta. Notevole il campanile romanico, costruito nel 1130.

Tra le numerose opere d’arte conservate all’interno della chiesa, spicca un Crocefisso riferibile agli anni 1115-1120, datazione che ne fa la più antica Croce dipinta su tavola esistente in Toscana.

L’opera, riposta nel dicembre del 2006 sopra l’altare maggiore dopo un accurato restauro da parte dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, mantiene un ottimo stato di conservazione sia per i colori che per il supporto ligneo, rendendolo un documento prezioso per la Storia dell’Arte.

Croce crocefissi
L’iconografia del Crocefisso è quella tipicamente bizantina del Christus triumphans, rappresentato vivo sulla croce, ritratto come trionfatore sulla morte, in posizione frontale, la testa eretta e gli occhi aperti. Nel canone bizantino l’immagine è fortemente stilizzata; la figura del Crocefisso è vista di fronte, l’immagine è netta, i contorni nettamente marcati, l’uso del colore è simbolico. L’immagine che si vuole offrire al fedele è quella della salvezza nella fede, di una vita eterna che vince sulla morte. L’espressività personale dell’artista resta in secondo piano, in favore di una unitarietà stilistica che ne esalta la sacralità, tanto che l’autore rinuncia a firmare l’opera.

Fin dagli inizi del XIII secolo si diffuse una rinnovata tipologia iconografica, proveniente dal Nord della Francia, in un primo momento giudicata in odore di eresia perché il Cristo vi veniva raffigurato in maniera naturalistica, morto o sofferente in uno spasimo di dolore. Introdotta e diffusa attraverso la coeva predicazione francescana, la tipologia del Christus patiens trova i primi esempi italiani con Giunta Pisano e poi, in successione, Coppo di Marcovaldo, Cimabue e Giotto. Nel nostro territorio sussistono ottimi esempi di croci trecentesche di questa tipologia, ad esempio a Santo Stefano a Paterno, a San Quirico a Ruballa, a San Giorgio a Ruballa. Una lezione di Storia dell’Arte in pochi chilometri quadrati, per chi abbia il tempo e la voglia di farlo. 

Michele Turchi

Croce Rosano part

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